Le gamme “Mds” e “Axis” permettono di soddisfare le diverse esigenze aziendali. Dallo spargimento localizzato a quello sulle grandi estensioni

Che sia localizzato su banda, oppure effettuato a pieno campo, lo spargimento dei fertilizzanti è una pratica colturale a cui va prestata la massima attenzione, sia da un punto di vista ambientale, sia economico. L’innalzamento dei prezzi dei fertilizzanti è infatti sotto gli occhi di ogni agricoltore. In parte questi aumenti sono dovuti al lievitare dei costi energetici per produrli, come pure l’impennata di domanda da parte dei Paesi emergenti ha causato una spirale al rialzo. Infine vi possono essere anche manovre commerciali su scala internazionale che troppo spesso odorano di speculazione. Se però su queste ultime per l’agricoltore non è possibile fare alcunché, possono invece esservi sensibili benefici in azienda se i fertilizzanti sono impiegati in maniera corretta. Sebbene il costo dei concimi sia forse quello che incide meno sul complessivo portafoglio di spesa, la competenza nel loro utilizzo può portare risultati agronomici tali da ridurre anche l’uso di altri mezzi di produzione più costosi. Ecco perché il rispetto  delle sagge e buone pratiche di campagna è divenuto col tempo un fattore strategico nei bilanci aziendali. Le scelte da operare sono fondamentalmente due. La prima è sul prodotto da impiegare, la seconda è sulla macchina con cui distribuirlo. Ha infatti poco senso limare il centesimo su un fertilizzante “N-P-K” se poi si usa per distribuirlo uno spandiconcime a basso contenuto tecnologico. La gamma di spandiconcime Kuhn ben si presta proprio in tal senso. Con le sue due gamme, e i suoi dieci modelli, l’offerta dei “rossi” di Saverne si adatta infatti a tutte le esigenze operative, indipendentemente che si tratti di spargimenti a pieno campo, di bordura, tardivi o per colture specializzate come la vite e la frutticoltura. In tutte queste condizioni, alquanto differenti fra loro, i diversi spandiconcime assicurano sempre un’eccellente precisione e un’apprezzabile semplicità d’utilizzo. I modelli della gamma “Mds”, con le loro tramogge da 500 a mille e 800 litri di volume,  offrono larghezze di lavoro che spaziano da dieci a 24 metri, come pure prevedono anche l’utilizzo di sistemi di spargimento localizzato su bande. I modelli della serie “Axis” hanno autonomie maggiori grazie ai loro volumi compresi tra mille e quattro mila litri e permettono larghezze di lavoro superiori, da 12 a 50 metri. Nelle gamme Kuhn l’idraulica e l’elettronica governano una buona parte dell’operatività in campo, adattando in modo preciso e puntuale l’erogazione del fertilizzante in funzione della velocità di avanzamento e dell’ampiezza di spargimento. Anche l’adozione di un display in cabina, con i relativi sistemi di controllo, facilita il lavoro dell’operatore, il quale può in tal modo monitorare in tempo reale la corretta evoluzione dello spargimento.  La serie “Axis” consta di sei modelli. L’entry level è “Axis 20.1” che con un prezzo d’attacco di poco speriore ai seimila euro offre un elevato rendimento di lavoro, distribuendo il fertilizzante in modo regolare e spaziando all’interno di un ampio intervallo di portate. L’effetto dose è scongiurato dalla distribuzione “Cda”, acronimo di “Coaxial distribution adjustement”, la quale permette l’alimentazione multipla delle palette grazie al particolare disegno delle valvole. Il fondo della tramoggia è in acciaio inox e presenta pareti ottagonali che migliorano lo scorrimento del fertilizzante verso il basso. L’angolo d’apertura si modifica infine secondo la portata, fino a permettere capacità di spargimento che sfiorano la ragguardevole soglia di 500 chilogrammi al minuto. Anche al suo esterno “Axis 20.1” spiccano per praticità ed efficienza. La regolazione della larghezza di lavoro, cioè del punto di caduta dei granuli, è infatti modulabile in pochi secondi, grazie a una leva con manopola a farfalla posizionata nel rispetto della massima accessibilità e leggibilità della regolazione stessa. Anche la regolazione della portata beneficia di analoghi sistemi d’impostazione manuale, grazie al settore graduato di grandi dimensioni. Top di gamma è “Axis 50.1”. Come prima peculiarità, in questo modello i dischi di spargimento sono ad azionamento idraulico individuale, sono cioè azionati idraulicamente dal trattore in modo indipendente dal regime del motore a tutto vantaggio della flessibilità operativa. In “Axis 50.1” è poi il sistema Emc, o “Electronic Mass Control”, che misura e regola lo scorrimento del concime su ciascun disco, permettendo inoltre la distribuzione del fertilizzante anche lato per lato. Pregio tecnologico, questo, di cui beneficiano soprattutto la facilità e la precisione nella gestione dei dosaggi. Quando poi gli appezzamenti si mostrano irregolari, come per esempio in corrispondenza delle punte o di restringimenti, l’utilizzatore può scegliere fra otto differenti larghezze di lavoro in ragione di quattro per lato. La trasmissione è meccanica e può operare a 540 giri al minuto consentendo di fertilizzare un ettaro di terreno in meno di un’ora. Le prestazioni, unitamente al prezzo da oltre 25 mila euro, rendono “Axis 50.1” la macchina ideale per il contoterzismo e le grandi aziende.

 

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Mercedes-Benz amplierà a breve la gamma dei suoi motori industriali con unità a sei cilindri in linea che potrebbero trovare applicazione anche nell’agricolo

Nell’agricolo Mercedes Benz non se la passa bene. I suoi motori serie “Om 460”, per anni leader indiscussi assieme ai motori Caterpillar nel comparto delle grandi raccoglitrici, sono stati recentemente messi all’angolo sia dai Man serie “D 20” e “D 24” sia dagli Ftp serie “Cursor”, in entrambi i casi unità di più recente progettazione. Ora la situazione potrebbe però ribaltarsi nuovamente, complice il lancio di nuovi propulsori allestiti dalla Casa tedesca per ottemperare alle normative automoitive euro 6. Camion e autobus quindi, ma schiacciando anche l’occhio all’agricolo con le serie specificatamente orientate alle applicazioni pesanti, quelle che in gergo si definiscono “heavy duty”. “Om 47X” e “Om 93X” le sigle dei nuovi motori che risultano tutti acccomunati dall’aderenza progettuale alla filosofia “Blue Efficiency Power”, slogan commerciale dietro la quale si cela un insieme di soluzioni tecniche tese a contenere le emisioni inquinanti senza penalizzare le prestazioni. Fra queste il sistema di alimentazione common rail “X-Pulse” che pur operando a 900 bar di pressione all’interno del rail mette a disposizione due mila e cento o anche due mila e 400 bar di pressione in sede di iniezione. Quest’ultima può essere modulata a piacere in funzione delle condizioni di esercizio fino a un massimo di cinque diversi stadi e ciò, in abbinamento con una camera di combustione di elevato rendimento e con iniettori a sette fori, concorre non solo a ridurre i consumi e la rumorosità di lavoro ma anche a rendere quanto mai fluida e progressiva l’erogazione di coppia. Ottimizzati poi in funzione dei profili di missione cui sono destinate le varie unità i sistemi di sovralimentazione che, sui motori a sei cilindri, possono basarsi o su turbocompressori asimmetrici a geometria fissa o su turbocompressori asimmetrici a doppia turbina o su gruppi a due stadi. I turbo asimmetrici sono così chiamati in quanto gli scarichi dei tre cilindri posteriori arrivano direttamente alla turbina mentre quelli dei tre cilindri anteriori sono collegati al condotto di ricircolo dei gas di scarico. Il sistema migliora il tempo di reazione del motore e nella stessa direzione, ma con l’occhio più orientato alle prestazioni, guardano anche le unità sovralimentate a due stadi, cioé con due compressori operanti in tandem fra loro. Comuni a tutti i sistemi gli intercooler e le valvole waste-gate a gestione elettronica preposte al controllo della pressione di sovralimentazione. Da segnalare, fra i plus tecnici di maggior rilevo, anche la presenza di distribuzioni bialbero con alberi a camme cavi e camme riportate, contenuto che concorre a realizzare livelli di coppia pari al 95 per cento del picco massimo a soli 800 giri al minuto, con un range operativo in coppia costante che arriva fino a mille e 400 giri, regime che sulle unità orientate all’industria comincia già ad avvicinare l’erogazione al massimo della potenza.

 

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Massey Ferguson amplia verso il basso la serie “Mf 7600”. Quattro modelli destinati a sostituire le versioni a sei cilindri di pari potenza delle serie “Mf 5400”, “Mf 6400” e “Mf 7400”

Massey Ferguson ha scelto di dedicare parte del 2012 alla razionalizzazione della sua gamma. Una decisione che si lega al continuo processo di aggiornamento delle motorizzazioni sulla base degli standard stage 3B, opportunità in questo caso colta dai tecnici della Casa anche per ottimizzare l’offerta commerciale del Marchio nel segmento delle medie potenze. Nascono quindi da tali presupposti i quattro nuovi modelli che ampliano verso il basso la già nota serie “Mf 7600”, macchine versatili e leggere, grazie a un peso che stalla intorno ai sei mila e 600 chili, destinate a sostituire le versioni a sei cilindri di pari potenza che attualmente fanno capo alle serie “Mf 5400”, “Mf 6400” e “Mf 7400”. Il modello d’attacco “Mf 7614” prenderà in effetti il posto degli attuali “Mf 5465”, “Mf 6465” e “Mf 7465”, così come la versione “Mf 7615” subentrerà agli “Mf 5475”, “Mf 6475” e “Mf 7475”, mentre i due modelli di maggior potenza “Mf 7616” e “Mf 7618”, non avendo equivalenti nella serie “Mf 5400”, sostituiranno invece rispettivamente le versioni “Mf 6480”, “Mf 7480” e “Mf 6485”, “Mf 7485”. Un rinnovamento profondo e sostanziale quindi che in termini di motorizzazioni si è tradotto nella scelta di equipaggiare le macchine con motori Sisu Power a sei cilindri da sei litri e 600 centimetri cubi di cilindrata in grado di offrire tarature di potenza massima che spaziano dai 140 cavalli del modello “Mf 7614” ai 175 cavalli della versione “Mf 7618”, prestazioni che grazie al sistema “Power Management” possono elevarsi di ulteriori 25 cavalli quando le macchine sono impegnate nel traino su strada o durante le applicazioni alla presa di forza. Indipendente dalle tarature di potenza, le unità sono comunque accomunate dal sistema scr di abbattimento delle emissioni che Massey sposò per prima alcuni anni fa e che nella sua configurazione attuale, denominata “e3”, rappresenta la seconda generazione di tale tecnologia, operante in particolare attraverso un catalizzatore ossidante, integrante l’iniettore di dosaggio dell’urea, posizionato sotto il cofano e di ulteriori catalizzatori racchiusi all’interno della marmitta. Unità tra le più moderne attualmente disponibili sul mercato dunque che sui nuovi modelli possono interfacciarsi con tre differenti trasmissioni, denominate “Dyna 4”, “Dyna 6 Eco” e “Dyna Vt”, a seconda dell’utilizzo prevalente e delle necessità applicative di ogni singolo utente. Le prime sono due gruppi semi powershift collaudati e robusti che permettono di cambiare le marce e le gamme senza dover agire sul pedale della frizione tramite il comando “Power Control” posto sulla sinistra del volante. Integranti il sistema “AutoDrive” che su strada seleziona in automatico il rapporto ottimale e assicura i minimi consumi possibili, i gruppi mettono a disposizione complessivamente 16 o 24 rapporti grazie a quattro gamme e a quattro o sei marce in powershift, contenuti che guardano in particolare verso a quegli utenti che impiegano le macchine prevalentemente per le lavorazioni in pieno campo. A coloro che invece effettuano parecchi spostamenti su strada è maggiormente orientato il gruppo “Dyna Vt”, una trasmissione a variazione continua che mutua l’esperienza maturata del gruppo Agco in tale settore e che permette di minimizzare i consumi di carburante grazie al sistema “Dyna Tm”, in grado sia di regolare in automatico il regime del motore in funzione del carico sia di consentire alle macchine di raggiungere la velocità massima di 40 o 50 all’ora al più basso numero di giri possibile. Tre infine anche i livelli di specifiche a scelta degli operatori, con le versioni d’attacco “Essential” che risultano ideali per coloro che desiderano macchine funzionali e avulse da complessità elettroniche. Per gli operatori che invece prediligono più elevati livelli di comfort sono preposte le versioni “Efficient”, mentre a coloro che preferiscono lavorare con tutti i più moderni sistemi di gestione elettronica della macchina è dedicato l’allestimento top di gamma “Exclusive”.

 

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Da John Deere una nuova trasmissione che combina la versatilità e la facilità di un cvt con i rendimenti di un powershift

Si chiama “DirectDrive” la nuova trasmissione che John Deere introdurrà quest’anno sui suoi “6R” riprendendo la tecnologia del cambio marcia a doppia frizione oggi in voga nell’automotive. Progettato per soddisfare le esigenze delle aziende di grandi dimensioni e dei contoterzisti, il nuovo gruppo integra il comfort e la facilità di gestione di una trasmissione continua con l’efficienza energetica di una trasmissione meccanica, risultando progettato per far fronte a condizioni di lavoro particolarmente impegnative quali possono essere, per esempio, le lavorazioni pesanti del terreno. Il gruppo, rispetto a una trasmissione continua in grado di gestire le stesse coppie motrici, assicura risparmi di carburante dell’ordine dei 13/14 grammi per cavallo/ora, mediante un litro e mezzo/ora nel caso di un trattore da cento cavalli, a fronte di un rendimento superiore del quattro per cento circa, risultando anche più rapido nei cambi marcia e più progressivo nella funzionalità di un normale powershift. Ciò grazie alla presenza di otto marce e tre gamme gestite in termini di passaggi da un’apposita centralina. Quest’ultima, in grado di operare anche in automatico, controlla mediante attuatori elettromagnetici due frizioni agenti in maniera sincronizzata e coerente l’una sulle marce pari e l’altra su quelle dispari. Mentre una frizione libera un rapporto, l’altra innesta quindi quello successivo rendendo la marcia quanto mai fluida e continua. La centralina tiene inoltre conto di un gran numero di variabili al contorno, temperature in primis, e ciò assicura la piena funzionalità del gruppo in ogni condizione di lavoro e di clima. L’operatore può inoltre scegliere tra un controllo manuale del sistema o delegare al computer la gestione globale in funzione del carico, del regime motore e della velocità di marcia. Tali parametri non sono ovviamente fra loro scollegati come accade quando si è alle prese con una trasmissioni continua, ma sono comunque ottimizzabili in funzione di rapporti predefiniti fra prestazioni e consumi. In tale ottica sono previsti a livello di trasporto su strada i 50 all’ora a regime economico o addirittura i 40 all’ora a regime super economico. Proposto quale alternativa alle trasmissione continue John Deere serie “Ivt”, il nuovo gruppo sarà disponibile in optional su tutti i sei cilindri serie “6R” di potenza compresa fra i 140 e i 210 cavalli a partire dalla fine del 2012.

 

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La terza generazione dei Valtra serie “N” si proporrà con quattro trasmissioni. Debutta il nuovo “HiTech5” di derivazione “Versu”

Fino a ieri i Valtra “N” erano quattro trattori equipaggiabili con tre diverse trasmissioni. I modelli di attacco, “113” e “123” erano disponibili solo con la trasmissione base “HiTech” da 36+36 rapporti, l’intermedio “143” era equipaggiabile anche con la trasmissione robotizzata “Versu” da 30+30 rapporti o con il cvt “Direct”, mentre il top di gamma “163” poteva disporre solo dei gruppi “Versu” o “Direct”. Questi ultimi davano però luogo a modelli caratterizzati da minime differenze di prezzo e ciò finiva col penalizzare la trasmissione robotizzata a favore di quella cvt. Da qui la decisione di allargare la gamma mediante un quarto gruppo denominato “HiTech5” che, di fatto, può essere considerato alla stregua di una trasmissione “Versu” in allestimento basico. Il super riduttore che sulle trasmissioni “Versu” è di serie nel caso dei gruppi “HiTech5” è opzionale, quindi il gruppo propone di base 20+20 rapporti, e la pompa di alimentazione del circuito idraulico che sulle “Versu” è a portata variabile, sull’”HiTech5” è invece a portata fissa, 73 o 90 litri al minuto, e a ingranaggi. Disponibile sui modelli “N113”, “N123” ed “N143” in alternativa alla trasmissione “HiTech” che cambierà nome diventando “HiTech3”, il nuovo gruppo pur non godendo di tutte le funzionalità elettroniche tipiche delle trasmissioni “Versu” risulta comunque gestibile a pulsante, quindi non propone le leve delle marce e delle gamme come accade con le attuali trasmissioni “HiTech”, e quando si opera con le gamme superiori offre dieci rapporti in powershift grazie al fatto che anche i passaggi fra le due gamme superiori sono esenti da caduta di coppia sulle ruote. Grazie alla nuova trasmissione la serie “N” di Valtra potrà vedere ampliata la propria offerta da otto a dieci modelli, tutti azionati da motori scr Sisu Power e tutti caratterizzati da una grande agilità grazie alla riprogettazione dei frontali che, come tradizione Valtra, sono andati a integrare gli attacchi per l’eventuale sollevatore anteriore o per un caricatore frontale. Nessuna rinuncia inoltre a livello di possibilità di personalizzazione. Come tutti i trattori Valtra anche gli “N” sono configurabili in funzione delle attività che dovranno affrontare disponendo anche di optional esclusivi quali, per esempio, il sollevatore anteriore rotante, l’equipaggiamento forestale con serbatoio del carburante e cabina protetti, o la cabina a elevata visibilità nel caso il trattore sia destinato a fungere da macchina operatrice. Disponibili anche sistemi di velocizzazione delle manovre di fine campo e il sistema di navigazione satellitare “AgcoCommand”.

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Lodovico Bussolati, amministratore delegato del gruppo Same Deutz-Fahr, e Francesco Carozza, vicepresidente, puntano sulla differenziazione del prodotto e sull’export. Intervista pubblicata grazie alla rivista spagnola “Agrotecnica”

Lodovico Bussolati, amministratore delegato del gruppo Same Deutz-Fahr, Francesco Carozza, vicepresidente assieme al fratello Aldo, si presentarono ufficialmente al pubblico per la prima volta alla fine del 2010, in occasione di Eima, proponendosi quale gruppo dirigente giovane e dinamico, il futuro del management in termini di età e, soprattutto, di idee. Era un momento storico caratterizzato da grandi aspettative, con la crisi del 2008/2009 che si pensava conclusa e con la maggior parte dei fondamentali economici che faceva presagire un rilancio. Col senno di poi si può affermare che quei fondamentali furono letti da analisti e addetti ai lavori con un eccesso di ottimismo, ma nonostante il perseverare della crisi il nuovo management di Same Deutz-Fahr non ha mai ritenuto opportuno modificare le proprie strategie di sviluppo che, oggi, a distanza di due anni circa dalla loro prima divulgazione, si sono dimostrate vincenti. “In Italia, afferma Lodovico Bussolati, abbiamo recuperato quote di mercato, ci siamo riposizionati ai vertici del comparto e stiamo rilanciando il nostro marchio storico, Same, che stava subendo un momento di appannamento, e anche in Europa stiamo vivendo un momento positivo e di crescita come ben dimostrano i dati di mercato presenti su questo stesso numero di Macchine Trattori. Quel che più conta, però, è che abbiamo posto le basi per una crescita a livello  globale. Abbiamo consolidato la nostra presenza in Asia e nei Paesi d’OltreOceano in cui già eravamo presenti e ora siamo pronti per far crescere le nostre quote di mercato e allargarci in aree geografiche sulle quali al momento non operiamo”. “Guardiamo in particolare all’India e alla Cina, interviene Francesco Carozza, con due strategie di penetrazione diverse. L’India é attualmente il mercato-trattori più importante del Mondo con oltre 500 mila pezzi venduti ogni anno, più grande anche del mercato cinese che è di 300 mila trattori all’anno. Sono due Nazioni strategiche per la crescita di un qualsiasi costruttore che voglia muoversi in ambito globale. In India siamo presenti già dal 1996 e i risultati ottenuti sono molto soddisfacenti. Produciamo trattori basici, oggi i più richiesti dal mercato locale, ma ci stiamo attrezzando per ampliare la nostra offerta con mezzi di prestazioni e contenuti superiori. Riteniamo che il mercato indiano sia pronto per fare un tale salto di qualità e sicuramente a livello tecnico la nostra produzione standard può soddisfare senza problemi le esigenze operative delle aziende agricole locali più evolute. Il nostro obiettivo è quello di sfruttare tali fattori, cioè una presenza consolidata e un’offerta tecnologica di rango superiore, per conquistare nel medio termine una quota del dieci per cento del mercato, posizionamento che riteniamo raggiungibile anche alla luce della qualità globale della nostra produzione, dell’immagine premium di cui godono i nostri brand e del fatto che attualmente il mercato locale è in mano ai costruttori nazionali che sicuramente non operano al nostro livello tecnologico né potranno avvicinarvisi in tempi brevi. Per raggiungere tale obiettivo abbiamo però bisogno di una rete di distribuzione e quindi puntiamo o a stipulare una joint venture analoga a quella che abbiamo stipulato in Cina con Shandong Chanling o, in alternativa, all’acquisizione di un costruttore locale. In entrambi i casi si tratta di strategie che oltre ad accelerare la penetrazione dei nostri marchi ci permetteranno anche di maturare in tempi brevi una maggior conoscenza della cultura agricola locale e delle esigenze di un mercato molto diversificato. Un altro mercato molto importante per noi è poi il SudAmerica. Il nostro Gruppo è già presente in diversi Paesi e i nostri trattori sono molto apprezzati, ma stiamo lavorando per rafforzare tali posizioni mediante una copertura più completa delle varie aree geografiche in  termini di presenza commerciale e assistenza tecnica. Tale sviluppo non abbraccerà però per il momento il Brasile, Paese che va approcciato con una localizzazione produttiva o acquisendo realtà industriali locali e tenendo conto che ospita già tutti i nostri più diretti concorrenti. Qualcuno da più di 50 anni. E’ quindi necessario studiare una strategia specifica che in questo momento non potremmo però concretizzare essendo già molto impegnati in Oriente. Non appena avremo però completato la nostra opera di espansione in Cina e India torneremo sicuramente a pensare al Brasile”. E in Africa? “Nutriamo relazioni storiche con il cosiddetto ‘Continente Nero’ e possiamo contare su importatori di fiducia su cui abbiamo intenzione di continuare ad appoggiarci anche in futuro per aumentare sia la gamma sia le quote di mercato. Ciò soprattutto in Tunisia, Algeria e Marocco, paesi che chiedono mezzi dalle caratteristiche basiche e quindi ben possiamo soddisfare con la nostra produzione indiana e, a breve, anche con quella cinese. Un ulteriore sviluppo potrebbe poi derivare dalla recente acquisizione del marchio Gregoire. Opera con successo in SudAfrica e in Australia e distribuisce una gamma di prodotti orientati al comparto oleoviticolo che i nostri importatori africani, molto attenti alle esigenze locali, ritengono possa trovar sbocco in loco”. Un piano di azione globale quindi, ma che per potersi consolidare richiede una linea di prodotto più ampia dell’attuale. “E infatti ci stiamo lavorando”, ribadisce Bussolati. “La gamma 2012 vivrà numerose e importanti novità, in primis l’introduzione dei nuovi motori emissionati scr, una tecnologia che soddisfa le più severe norme ambientali impattando però positivamente anche sulle prestazioni e sui consumi. Si proporrà al passo con questa nuova generazione di motori la nuova serie ‘6’ di Deutz-Fahr, caratterizzata anche da un nuovo design e da una cabina rivisitata. In contemporanea, sempre a marchio Deutz-Fahr, lanceremo la serie ‘7’ e una nuova famiglia di trattori di alta potenza con trasmissione continua. La serie ‘7’ e  la serie ‘6’ Ttv si avvarranno di una nuova cabina ‘Maxi Vision’, progettata in collaborazione con ItalDesign-Giugiaro che sarà equipaggiata anche con un rivoluzionario  sedile per il conducente e che quindi andrà ad alzare gli standard di comfort, erogonomia e sicurezza del settore.  Grazie a tali new entry Deutz-Fahr potrà inoltre proporsi sul mercato con una gamma di trattori cvt che spazia dai 90 ai 260 cavalli per un totale di 17 modelli. Altra importante novità il nuovo Same ‘Explorer3’ equipaggiato con nuove soluzioni funzionali e, soprattutto, con un motore quattro cilindri a marchio e produzione Same che segna il ritorno del brand in un settore, quello motoristico, che da sempre lo ha visto protagonista. Per i nuovi motori abbiamo investito più di venti milioni di euro, operazione resa possibile dal fatto che il Gruppo ha recuperato in  redditività e ora gode di una posizione finanziaria di assoluta tranquillità che ci permette di continuare ad investire  nello sviluppo del prodotto. Gli investimenti ci hanno anche permesso di assumere nuovo personale e sono sicuro che metteranno le basi per ulteriori e futuri sviluppi che si baseranno su una strategia di differenziazione tra i marchi Same, Lamborghini e Deutz-Fahr. Ogni marchio seguirà una propria linea di sviluppo di prodotto, sia in termini estetici che tecnologici, e ciò porterà a un loro riposizionamento di mercato. Posso anticipare che alla prossima edizione di Eima debutterà un nuovo Same, la serie ‘M’. Un trattore completamente nuovo e dedicato al marchio Same”. Non temete però che tali prospettive di crescita possano essere rovinate dall’aggressività con la quale i costruttori cinesi si stanno muovendo in tutti i settori? “Effettivamente, ribatte Francesco Carozza, è un timore concreto anche se vissuto con serenità. I costruttori cinesi che operano fuori dai loro confini sappiamo che sono sostenuti dal loro Governo e quindi risultano particolarmente dinamici. Sappiamo però che il mercato europeo dei trattori è consolidato e ben presidiato dai marchi storici del settore di cui per nostra fortuna noi facciamo parte a pieno titolo e che comunque per vendere non basta costruire a basso costo. Ci vuole una rete di vendita e una gamma di prodotto adeguata alla domanda locale che al momento i costruttori cinesi non hanno nè possono acquisire facilmente giocando sulle loro disponibilità economiche. E’ anche vero che è in forte crescita la loro domanda interna e quindi più che pensare a venire loro in Europa forse dovrebbero impegnarsi per impedire che siano i marchi occidentali a invaderli giocando su tecnologie che al momento solo loro precluse”. E di Kubota? Cosa pensate? “L’unico rapporto che abbiamo con Kubota, spiega Bussolati, è indiretto e si lega al fatto che hanno acquisito il gruppo Kverneland, fornitore di attrezzature Deutz-Fahr. Kverneland gode però al momento di una sua autonomia e non credo sia interesse di nessuno modificare l’attuale status quo. Nel caso accadesse ci penseremo. Da escludere qualsiasi accordo di collaborazione a livello di trattori. Già da tempo Kubota è presente sul mercato europeo e non solo con una gamma di specializzati e garden, ma anche con trattori di media potenza, fino a 130 cavalli e quindi nostro concorrente. Quando abbiamo cercato un partner per ampliare la nostra gamma abbiamo voluto escludere qualsiasi costruttore già presente in Europa e non a caso ci siamo ‘apparentati’ con il gruppo coreano Tym con cui abbiamo un ottimo rapporto e non c’è competitività né a livello di prodotto né in termini di distribuzione geografica”.

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Profondo rosso

Pesante flessione del mercato nei primi tre mesi del 2012. Solo in parte pesa la rottamazione 2011

A parte Kubota, che guadagna in volumi e quote andando a superare Massey Ferguson e diventando così il terzo costruttore estero più venduto in Italia, e fatto salvo il gruppo Bcs, che può affermare di mantenere le posizioni, i primi tre mesi del 2012 vedono le immatricolazioni di tutti gli altri marchi in deciso calo, in totale un quasi 25 per cento in meno che solo in parte è giustificato dagli incentivi governativi che avevano rivitalizzato lo stesso periodo del 2011. E’ crisi vera quindi, indotta da una situazione politica che non aiuta l’ottimismo e da una costante e continua chiusura al credito attuata dalle Banche. Fra i marchi più penalizzati John Deere, tornato alla sua tradizionale quarta posizione, New Holland, che però guadagna in quote, Landini, Fendt e Same. Giù anche i marchi specializzati, Antonio Carraro e Goldoni, segno che anche i trattori di bassa potenza soffrono.

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In Europa la crisi non colpisce tutti. C’è chi soffre di più, chi meno e chi è già in ripresa

Prima di tutto un avvertimento. La pagina accanto riassume un lungo lavoro di indagine, condotto in collaborazione con la rista spagnola AgroTecnica, teso a fotografare l’andamento del mercato europeo 2011 rispetto al 2010. Si tratta di una matrice certamente non facile a leggersi, ma che se osservata con attenzione permette di individuare sia i trend in atto nella maggior parte dei Paesi europei sia gli andamenti dei diversi marchi attivi in loco. Solo trend e andamenti però. Le cifre vanno infatti intese a livello di grandi numeri e non in termini assoluti. Questo per un semplice motivo. In Europa non solo manca una Legislazione, comunitaria o anche solo di settore, che renda omogenei e confrontabili gli andamenti commerciali dei vari Paesi, ma addirittura è in vigore una normativa che punisce quei costruttori che dichiarano i propri andamenti prima che siano trascorsi 12 mesi dal loro esaurirsi. I dati 2010, là dove riportati, sono quindi certi, mentre quelli 2011 nascono da ricerche e riflessioni che, per quanto attente e ponderate, potrebbero rivelarsi imprecise. I dati relativi al Regno Unito, per esempio, sono frutto di calcoli basati sulle quote di mercato, mentre quelli francesi, sono relativi ai soli trattori di potenza superiore ai 50 cavalli. Questo perchè i report francesi non fanno differenza fra trattori garden e agricoli e quindi l’unico modo per ripulire dai garden i dati è quello di giocare sulla potenza. Ben sapendo che si tratta di un escamotage tutt’altro che preciso. In alcuni casi manca poi la ripartizione dei volumi totali fra i vari marchi e per qualche Paese, non in tabella, mancavano anche i volumi totali. Ne deriva un quadro che non propone un’Europa di 27 Paesi e che a tratti è pure lacunoso, ma che comunque fotografa in maniera abbastanza fedele la realtà continentale. I dati dei Paesi più importanti a livello di volumi ci sono in effetti quasi tutti, manca solo la Polonia, e quindi la mancanza di informazioni va a impattare su realtà commerciali che non sono assolutamente in grado di condizionare i trend di settore. Di fatto, quindi, un buon lavoro che ci si augura possa meglio puntualizzarsi in futuro non appena qualcuno, in quel di Brouxelles, si renderà conto che vietare le divulgazioni dei dati di mercato non  protegge nulla e nessuno e non è neppure coerente con quelle aspirazioni alla trasparenza commerciale che dovrebbero essere alla base di un libero mercato. Passando ai dati vanno segnalate le crescite impoortanti di Francia e Germania, il buon andamento dei Paesi scandinavi  e il boom, anche se con volumi ridotti, della repubblica Ceca e della Danimarca. Bene anche la Svizzera e, non in tabella in quanto mancavano i riferimenti al 2010, la Polonia, paese che con oltre 16 mila immatricolazioni si propone quale quarto mercato continentale. Relativamente ai marchi si può affermare che John Deere vive un incremento dei propri volumi a scapito di New Holland che resta comunque saldamente ancorata al secondo posto. Il terzo marchio europeo, Fendt, è in effetti a distanza e se la deve pure vedere con il duo Case Ih-Steyr e con i cugini in rosso di Massey Ferguson. Quest’ultimo è però a sua volta insidiato dalle crescite prepotenti di Deutz-Fahr e di Claas, con quest’ultimo marchio che può davvero brindare al 2011 proponendo la crescita più sensibile del mercato, oltre il 32 per cento. Nell’articolo “Profondo Rosso” i dati e i commenti relativi al mercato italiano.

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Siamo fondatori dell’Unione Europea e la settima economia del Pianeta. In teoria un Paese forte e consolidato che, come tale, dovrebbe essere gestito in termini politici e amministrativi dal meglio del top management internazionale. E invece no. Da decenni é l’esatto contrario. Politici e amministratori italici, fatta salva qualche rara eccezione, formano una realtà di corrotti, ladri, voltagabbana, mafiosi, incapaci e sognatori unica nel suo genere, una genìa che neppure i peggiori incubi di Dario Argento potrebbero concepire. E nulla è cambiato con l’elezione a premier di Mario Monti, acclamato dai media di regime quale salvatore della Patria, ma dimostratosi nei fatti, a distanza di circa sei mesi dal suo insediamento, solo il tutore dei Poteri Forti, quelli che da sempre vivono sulle spalle del Paese e che oggi, causa la crisi economica, rischiavano di veder lesi i propri privilegi. Grazie a Monti questo non accadrà e politici, banche e oligarchi di Stato supereranno il difficile momento senza pagare o pagando pochissimo. Pensare che Monti possa risolvere i problemi nazionali è in effetti pura utopia e ciò per un semplice motivo: non é stato eletto da alcuno e non dispone di una propria maggioranza. Qualsiasi sua decisione per essere attuata necessita quindi del consenso di chi quella decisione la dovrebbe poi subire e questo blocca alla base qualsiasi riforma che non si basi su aumenti della benzina, su nuove tasse o sulla riduzione delle pensioni ai poveri Cristi. Impossibile invece toccare stipendi e vitalizi ai Politici, i finanziamenti pubblici ai Partiti, le Provincie o i piccoli Comuni. E piena salvaguardia anche per i privilegi delle Caste figlie di dei minori, come per esempio quella dei tassisti. Monti all’atto pratico è solo un paravento, posizione che porterebbe qualunque vero leader a battere i pugni sul tavolo o ad andarsene sbattendo la porta. Il Nostro invece non farà nulla di tutto ciò, vuoi perchè ha l’animo del burocrate, vuoi perchè gli é più semplice tassare che tagliare privilegi e sprechi. Senza dimenticare che è stato consulente di quella banca, la Goldman Sachs, che definisce “muppet”, pupazzi senza cervello, i propri clienti e che si é già messo in tasca i ritorni del mandato con la nomina a senatore a vita che gli garantisce un’entrata di circa 25 mila euro lordi al mese. Non sono noccioline e per una cifra del genere si può anche accettare di fare il paravento per qualche mese, tassando tutto il tassabile così da lasciare alla Casta che verrà la possibilità di farsi bella davanti agli occhi del Paese eliminandogli qualche piccolo balzello. Piccolo però, se no si rischia di non avere più nulla da rubare. L’unica vera svolta potrà in definiva arrivare nella primavera del 2013 con le nuove elezioni, ma solo se dalle urne uscirà la bocciatura piena e inconfutabile degli attuali cialtroni che siedono nei Palazzi e con loro anche di quegli pseudo-leader necessari solo per emanare quelle stangate che nessun partito potrebbe permettersi di avanzare.

 

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Gli Zombie nella letteratura e nel cinema sono i cosiddetti “morti viventi”. Gente trapassata che non si è accorta di esser tale e continua imperterrita a vivere nel Mondo comune combinando un sacco di guai. Creature di fantasia ovviamente. Ma neanche tanto. Gli Zombie cinematografici per sopravvivere devono in effetti cibarsi di noi comuni mortali e quindi può idealmente essere considerato uno Zombie chiunque viva sulle spalle altrui. Risultano tali dunque  Politici di ogni ordine e grado, la maggior parte dei dipendenti statali e dei Religiosi, ma anche chi campa godendo di baby pensioni pagate da giovani senza un futuro previdenziale o quegli industriali che giocano sul precariato per contenere i costi di produzione. Senza rendersi conto che così facendo minano alla fonte il loro stesso mercato. Sono Zombie anche gli speculatori che giocano in borsa con quattrini non loro, spesso mettendo a rischio i risparmi di una vita della povera gente, i falsi invalidi, chi non risulta al fisco e, più in generale, chi agisce senza coscienza e accetta di fungere da “uomo-folla”, senza mai tentare di diventare il vero protagonista della propria vita. In tale ottica ecco allora che diventano Zombie pure quegli imprenditori che non investono in ricerca costruendo sempre e solo le stesse macchine, gente che pensa di essere innovativa perché ogni tanto cambia il colore alle proprie carrozzerie e che vede nello sconto l’unica vera arma vincente per conquistare il mercato. Loro non lo sanno, ma sono morti da un pezzo, uccisi da quelle produzioni estere che fino a ieri abbinavano al basso prezzo un pari livello di qualità, ma che oggi stanno rapidamente crescendo nei contenuti e in qualche caso li hanno già allineati con quanto proposto dalle produzioni nostrane. Quando tale processo si sarà del tutto esaurito, e secondo gli esperti di settore si parla di pochi anni, meno delle dita di una mano, chi non avrà saputo investire in tecnologia non potrà più opporre alcun tipo di resistenza alle nuove concorrenze e dovrà rassegnarsi a un rapido e inesorabile declino. Tutte le costruzioni “tradizionali e semplici”, termini giornalistici eleganti per definire tutti i manufatti a basso contenuto tecnologico, saranno infatti in monopolio a organizzazioni industriali ubicate là dove il lavoro costa meno e la gente ha voglia di lavorare, non foss’altro che per conquistare un’agiatezza economica simile a quella che noi possediamo, ma che ci stiamo avviando a sprecare. L’innovazione è l’anima del progresso e senza innovazione c’è solo regresso.

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