Dopo 80 anni di storia nel settore della meccanizzazione agricola, il Gruppo Bcs sull’orlo di una pesante crisi aziendale ricorre al codice della crisi per bloccare i creditori e cercare partner.
I lavoratori del comparto, attorno ai 500 dipendenti, organizzano manifestazioni e scendono in piazza

Il Gruppo Bcs con sede ad Abbiategrasso – da 80 anni fiore all’occhiello del settore della meccanizzazione agricola in Lombardia – è entrato in vero e proprio bivio che deciderà il suo futuro industriale. La battaglia avviata da Gruppo prevede una complessa ristrutturazione finanziaria, ma con i “motori” ancora accesi. Paradossalmente, infatti, i nuovi ordini all’azienda non mancano, ma la produzione rischia di fermarsi completamente.
Per questo motivo il gruppo Bcs, per frenare la crisi e proteggere lavori e patrimonio industriale, ha depositato una domanda, (iscritta presso il Registro delle Imprese in data 24 marzo 2026) di concordato in continuità aziendale (ai sensi dell’art. 44 del Codice della Crisi). Nello specifico, in particolare, non si tratta di una liquidazione o della resa finale, ma di uno “scudo legale” di 120 giorni ottenuto per congelare i debiti, mantenere l’operatività e ridefinire un Piano Industriale capace di attrarre nuovi investitori istituzionali.
Il quadro economico finanziario contro il quadro industriale
La crisi dell’azienda, in modo particolare, ha una matrice economico-finanziaria legata all’esposizione debitoria e a tensioni di liquidità. Ma il quadro prettamente industriale, al contrario, racconta un’altra storia. L’azienda, infatti, non soffre di mancanza di nuovi ordini o di una crisi di mercato, tanto che il brand continua a capitalizzare i forti investimenti in tecnologia e innovazione portati avanti negli anni.
A dimostrarlo, appunto, il portafoglio di ordini attuale in grado di garantire la continuità produttiva e la presenza sul mercato per i prossimi mesi. La sfida, dunque, non è vendere i trattori, ma ristrutturare il debito per poterli continuare a costruire.
La protesta dei lavoratori e dei sindacati
La situazione, come è di norma in questi casi, ha però suscitato la mobilitazione dei lavoratori, preoccupati per il loro posto di lavoro, e i sindacati. Il 21 maggio i lavoratori hanno infatti scioperato, dando vita a una mobilitazione che ha attraversato le strade di Abbiategrasso fino al Municipio. I lavoratori, a fronte della loro protesta, sono anche stati ricevuti dal sindaco di Abbiategrasso Cesare Nai che ha garantito il suo impegno per far rientrare la crisi.
Intanto i sindacati Fiom e Fim, pur riconoscendo il percorso di continuità avviato dal gruppo, chiedono massima trasparenza e l’apertura immediata di un tavolo di crisi ufficiale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). L’obiettivo delle parti sociali è vigilare sui 120 giorni di protezione legale affinché la transizione porti a partner finanziari solidi e industriali, scongiurando il rischio di un ridimensionamento dei tre siti produttivi del Gruppo.
Titolo: Crisi aziendale, Gruppo Bcs al bivio: scatta la mobilitazione e lo scudo legale anti-crac
Autore: Redazione
Fonte: Meccagri



