Landini: compatti di razza

Il nome, “Rex3 F”, non cambia, ma assieme alle trasmissioni è uno dei pochi contenuti che le versioni 2021 dei “Rex3 F” mutuano dai loro predecessori. All’atto pratico accade che Landini, dovendo aggiornare i motori dei suoi compatti specialistici, non si sia limitata a una sorta di “copia-incolla” elettro-meccanico, ma abbia approfittato dell’occasione per effettuare un ampio upgrade tecnico-funzionale delle macchine, operazione peraltro ben visualizzata anche esteticamente dal nuovo look delle cofanature. Nuovo design dunque, ispirato a quello che nel febbraio 2020 venne proposto dai serie “7” in quel di Verona e che andrà progressivamente a caratterizzare tutti i trattori prodotti a Fabbrico adeguandosi ovviamente nelle fogge alle strutture delle varie serie.

Nel caso specifico gli stilisti emiliani hanno salvaguardato le caratterizzazioni dei musetti, ma compattando al massimo le forme per agevolare le lavorazioni fra i filari e le manovre di fine capezzaia, obiettivo quest’ultimo cui guarda anche la presenza sull’avantreno di una assale di produzione Argo Tractors capace di angoli di volta di 55 gradi e pilotabile per via elettroidraulica a livello di innesto della doppia trazione. Fanno eco a tale gruppo assali posteriori equipaggiabili con ruote da 20 pollici per le versione “Ge” e da 24 pollici per le versioni “F” i cui cerchi di tipo “Waffle” permettono di adeguare le carreggiate alle esigenze operative senza dar luogo a penalizzazioni in termini di possibilità di carico e garantendo sempre il perfetto bilanciamento della ruota.

Così configurati i nuovi “Rex3 F” vedono le proprie luci libere minime superare i 21 centimetri, le larghezze minime contenersi in 135 centimetri e le altezze dei volanti delle versioni open scendere fino alle soglie dei 126 centimetri, parametri che ovviamente variano in base alle gommature adottate e da un modello all’altro. Va precisato a tale proposito che i trattori si rendono disponibili sia in allestimenti open e piattaformato sia in versione cabinata, con queste ultime allestite sulla base di vani “Low Profile” a struttura monoscocca conica, soluzione voluta per abbinare a un’altezza contenuta, 187 centimetri, il rispetto del fogliame quando si opera su vegetazioni che tendono a stringere i filari.

Così concepite le cabine permettono quindi di lavorare protetti e nel comfort anche all’interno di coltivazioni a chioma bassa. Le stesse sono inoltre facilmente accessibili grazie alla presenza di portiere quasi integrali e al loro interno propongono tutte le funzionalità e i comfort tipici dei trattori Landini, a partire dai volanti inclinabili e dai cruscotti multifunzione fino ai sistemi di ventilazione climatizzabili. La visibilità è inoltre ottima su tutti i lati e l’insonorizzazione tale da non rendere mai fastidioso il rombo del motore.

A tali contenuti si possono poi aggiungere anche quelli relativi al sistema “Landini Fleet Management” che tramite una trasmissione telemetrica dei dati operativi permette di lavorare in collegamento diretto con il servizio tecnico aziendale o di assistenza realizzando anche una diagnostica da remoto che minimizza i fermi macchina di manutenzione. Il sistema può inoltre automatizzare anche la guida se la macchina è usata in ambiti che lo permettono così da permettere all’operatore di concentrarsi solo sul lavoro. Questi può essere espletato giovandosi dei più moderni gruppi operativi, a partire da un sollevatore posteriore capace di 27 quintali di portata massima gestibili anche in elettronico e controllabili su strada mediante un sistema antidumping che velocizza i trasferimenti.

Un secondo sollevatore, opzionale, è poi inseribile anteriormente nel caso servisse un’ulteriore capacità di carico di dieci quintali, prestazione assicurata da un’idraulica in grado di erogare fino a 50 litri di olio al minuto interamente fruibili per il lavoro. Il circuito è in effetto doppio, i servizi di bordo sono alimentati da una pompa dedicata capace di 30 litri di olio al minuto, e il flusso che non va ai sollevatori può essere deviato sia anteriormente sia ventralmente così da permettere l’uso di qualsiasi attrezzatura usata in ambito specialistico. Nel complesso una gamma di mezzi compatti, ma dal taglio decisamente professionale, resi tali anche dalla presenza sottocofano di motori emissionati in stage V a marchio Kohler e facenti capo alla serie “Kdi”, unità a quattro cilindri da due litri e mezzo di cubatura tarate a 55, 68 e 75 cavalli e forti di generose riserve di coppia, fino a un massimo del 50 per cento.

Alimentati per via elettronica e in maniera diretta, i motori respirano grazie a sistemi turbo-intercooler controllati da valvole waste-gate e operanti su distribuzioni a quattro valvole per cilindro, risultando poi emissionati mediante l’integrazione di un sistema egr esterno e a doppio refrigeratore sull’aspirazione e un sistema di post trattamento dei gas di scarico doc+dpf, avulso quindi da scr e anche caratterizzato da rigenerazioni passivesul filtro dpf. Di serie la possibilità di pilotarne i regimi per via elettronica mediante un pulsante “Engine Memo Switch e meccanica operante a secco con doppio disco la frizione che collega le unità alla trasmissione, gruppo di produzione originale Argo Tractors strutturato sulla base di due gamme, quattro marce e un super-riduttore che nel loro complesso realizzano 16 rapporti tutti gestibili anche in retro operando su un inversore meccanico con comando al volante.

Gamma in divenire

Le stesse unità Kohler che muovono i “Rex3 F” sono state scelte dai tecnici Argo Tractors anche per azionare i modelli 2021 degli utility leggeri serie “4”, macchine attualmente propulse da unità Deutz e rese disponibili anche in un allestimento di attacco siglato “D” per un totale di nove diversi modelli le cui potenze spaziano fra i 70 e i 110 cavalli nominali. La Casa ha però deciso di rivedere tale linea di prodotto ed ha avviato tale processo portando le potenze di attacco alle soglie dei 60 cavalli nominali. Quella massima è invece stata abbassata a 75 cavalli, prestazione che però è probabile sia destinata a salire in futuro così da permettere un raccordo omogeneo ed equilibrato degli utility serie “4” con gli aziendali serie “5”.

Nell’attesa, tre sono i modelli proposti, tutti emissionati in stage V e tutti equipaggiabili con trasmissioni “PowerShuttle” a 12 rapporti selezionabili in retro mediante inversori idraulici a volante o a 24 rapporti se integranti un hi-lo abbinato a un inversore meccanico. I nuovi powertrain sono celati sotto cofanature adeguate nel design al nuovo family feeling Landini, gruppi cui possono seguire o posti guida open e piattaformati o cabine serie “Total View Slim”, progettate in chiave automotive e dunque atte ad assicurare il massimo comfort di lavoro pur contenendo gli ingombri del vano. Rientra in tale ottica in particolare il tetto “Slim”, ribassato con tettuccio trasparente la cui presenza non impedisce di climatizzare al meglio il vano e di alloggiare comodamente anche gli operatori di taglia “extralarge”. Fra i plus tecnolgici dei nuovi serie “4” anche gli assali anteriori integranti differenziali a slittamento limitato e doppia trazione inseribile per via elettroidraulica, i sollevatori posteriori da 30 quintali di capacità e i circuiti idraulici in grado di erogare fino a 52 litri di olio al minuto utilizzabili tutti per il lavoro. Così concepiti i nuovi Landini serie “4” ben rispondono alle esigenze di quelle aziende agricole di piccole e medie dimensioni che ambiscono a macchine comode, convenienti e versatili, capace di far fronte a ogni tipo di attività.

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