Il 2026 vedrà l’economia mondiale procedere con lentezza. La crescita progressiva dell’ultimo biennio sarà confermata, ma senza accelerazioni, come se il motore globale avesse ancora bisogno di qualche giro di rodaggio dopo gli scossoni provocati dalle tensioni internazionali.

Non a caso, saranno proprio i Paesi avanzati a evolvere lentamente, mentre le economie emergenti saranno più vivaci, anche se con meno slancio rispetto al passato. Il clima economico tendenzialmente più timoroso che espansivo dipenderà peraltro anche dal perdurare delle tensioni commerciali e geopolitiche, da un’inflazione non ancora completamente domata e da politiche fiscali che in molti Paesi dovranno continuare a fare i conti con debiti elevati. Nonostante ciò, lo scenario non è affatto cupo. Un Mondo che cresce lentamente è anche un Mondo più prevedibile, in cui imprese e Paesi possono muoversi senza scossoni.
E proprio questa stabilità potrebbe offrire spazi interessanti per chi investirà in settori che destinati a espandersi progressivamente, come l’industria e le infrastrutture.
Pnrr ed esportazioni il traino
Dal canto suo, l’economia italiana non potrà che allinearsi alle tendenze dei Paesi avanzati, procedendo lentamente. I maggiori impulsi arriveranno dagli investimenti legati al Pnrr e dal le esportazioni, mentre i consumi interni dovrebbero mantenersi ancora bassi a causa della perdita di potere d’acquisto da parte degli stipendi
medi.
All’atto pratico, il 2026 sarà quindi un anno di transizione, con il Belpaese che proverà a rilanciare la propria economia grazie alla stabilità politica e a bilanci sobri, in attesa di capire come evolveranno i mercati globali nella seconda metà dell’anno. A condizionare questi ultimimolto concorrerà, peraltro, l’andamento climatico per effetto di fenomeni sempre più violenti e improvvisi che gravano sui costi emergenziali e sui cicli produttivi.
La variabile del cambiamento climatico
Se le tendenze attuali si confermeranno, il 2026 potrebbe essere uno degli anni più caldi mai registrati, generando sia pressioni sulle risorse idriche e agricole, sia gravose richieste economiche per la resilienza delle infrastrutture sociali ed economiche. Le più recenti analisi stimano infatti il rischio che i danni provocati dai cambiamenti climatici possano avere ripercussioni sul medio e lungo periodo, evidenziando come la crescita economica globale potrebbe essere molto inferiore a quella potenziale o addirittura contratta in certi scenari di sviluppo senza politiche di adattamento e mitigazione.



