Mossi dalla disperazione

Foto Notizia in breve 2 (5)Tante parole, ma nessun dato concreto. La conferenza stampa organizzata dai vertici di Sima, la fiera francese della meccanizzazione agricola, per presentare quell’edizione 2020 che tante polemiche ha scatenato causa il suo nuovo posizionamento di calendario in concomitanza con Eima, di fatto non ha detto alcunché di nuovo. Dopo 90 minuti di proclami e spot pubblicitari l’unica ammissione avanzata dal presidente Frederic Martin è stata per confermare che la manovra va inquadrata quale tentativo di rivitalizzare una rassegna sempre meno europea e sempre più nazionale, in caduta libera a livello di espositori e visitatori. Con i primi e i secondi che stando ai dati Ufi, l’Ente internazionale che raggruppa gli organizzatori dei più importanti eventi fieristici, nel 2017 furono la metà circa di quanto dichiarato da Sima, risultando ulteriormente in calo nell’edizione del febbraio scorso. Da qui la mossa della disperazione: spostare la fiera da febbraio a novembre per farla coincidere con un periodo commercialmente più interessante per gli operatori. Una decisione unilaterale che i vertici di Sima hanno tentato di spacciare per “concordata” arrivando a dichiarare che era stata annunciata e non aveva trovato obiezioni né in Germania né in Italia. In Germania è certo e, anzi, è ipotizzabile che sia stata anche caldeggiata visto che pure per la fiera locale, Agritechnica, si prospetta una flessione di visitatori. Ma che l’Italia fosse d’accordo è del tutto falso visto che proprio gli organizzatori italiani, FederUnacoma, hanno poi portato la cosa in sede Cema per contestarla. Nei limiti del possibile visto che l’Associazione europea dei costruttori di macchine, Cema, ha deciso di fare la parte di Ponzio Pilato e comunque ognuno in casa propria è libero di fare quello che vuole, anche a costo di fare la figura dello sprovveduto com’è successo nel caso specifico ai vertici francesi che a più riprese si sono contraddetti fra loro. Ora comunque la palla è nelle mani degli espositori. Saranno loro, con le loro presenze e i loro stand, a decretare quale, fra Eima e Sima, deve essere la seconda fiera di rilevanza europea. I francesi hanno in tal senso già annunciato importanti adesioni, ma poi, scavando fra le stesse, si è scoperto che dietro a certi marchi c’erano solo le filiali locali. A conferma probabilmente di quanto la mancanza di trasparenza e l’arrampicarsi sui vetri siano due costanti in certe persone.