Lanciare un prodotto innovativo di fatto non è sinonimo di successo, affermazione confermata dalle vicissitudini che sta attraversando la startup danese Agrointelli, costruttrice del robot porta-attrezzi “Robotti”.
La startup, infatti, è in fallimento dal 27 Febbraio scorso, quanto il Tribunale ne aveva dichiarato la bancarotta a causa di una cronica mancanza di liquidità, nonostante un portafoglio ordini attivo e una tecnologia ampiamente validata dal mercato

Da anni tutti i Paesi più industrializzati guardano con favore e incentivano le cosiddette “statup”, imprese giovani e dinamiche orientate a sfruttare le più recenti innovazioni tecnologiche per dare luogo a modelli di business scalabili e ad alto potenziale di rendimento. Nel termine “potenziale” è però insito il concetto di “rischio”, tant’è che secondo le statistiche il 90/95 per cento delle startup fallisce entro i primi cinque anni di vita causa l’assenza di reali bisogni del mercato, esaurimento dei fondi, concorrenza accanita, pricing errati e scarse strategie di marketing.
Lanciare un prodotto innovativo di fatto non è sinonimo di successo, affermazione confermata dalle vicissitudini che sta attraversando la startup danese Agrointelli, costruttrice del robot porta-attrezzi “Robotti”, una piattaforma a guida autonoma venduta in oltre venti Paesi e certificata nelle prestazioni da oltre dieci mila opre di lavoro. Ciò nonostante la startup è in fallimento dal 27 Febbraio scorso, quanto il Tribunale ne aveva dichiarato la bancarotta a causa di una cronica mancanza di liquidità, nonostante un portafoglio ordini attivo e una tecnologia ampiamente validata dal mercato.
Al momento si ipotizza la possibilità di cedere tecnologie, brevetti e forza lavoro a nuovi investitori senza il peso delle passività pregresse, ma vero è che la vicenda dimostra come la maturità tecnologica di un prodotto non basti per assicurare la sostenibilità finanziaria di chi lo costruisce. Soprattutto quando arriva il momento di dar luogo a una fase di espansione globale. Per passare dai progetti pilota alle flotte mondiali servono investimenti massicci e partner industriali con spalle larghe, capaci di sostenere i costi di una rete di assistenza e distribuzione capillare.
Titolo: Agrointelli, startup danese in fallimento
Autore: Redazione



