Horsch Avatar Sd

Le seminatrici Horsch serie “Avatar Sd” sono state sviluppate per operare in termini di semina diretta. Abbinano infatti ai tradizionali organi della seminatrice degli specifici dischi rotanti che incidono il terreno prima della deposizione del seme e altri che lo vanno poi a richiudere.

In Argentina e Brasile la semina diretta, altrimenti nota come semina su sodo, è praticata dagli Anni 80. Fu soprattutto lo sviluppo della soia a incentivare tale approccio agronomico teso a contenere i costi di produzione. Riducendo i tempi di lavorazione necessari per preparare il terreno. Inizialmente praticata con attrezzature miste, erpici e seminatrici operanti in maniera non integrata, con il passare degli anni le progettualità delle Case costruttrici si sono affinate. Arrivando a realizzare attrezzature sempre più performanti e specializzate.

Un esempio in tal senso sono le seminatrici serie “Avatar Sd” prodotte da Horsch. Azienda che crede fermamente nella semina diretta vantando anche in tale settore un’esperienza pluridecennale. Avviatasi con la produzione di seminatrici su sodo realizzate abbinando elementi di semina con attrezzi a denti. Tale soluzione, indirizzata prevalentemente ai mercati orientali ove sono tutt’ora vendute con successo, fu poi affiancata da una seconda serie di macchine operanti sul terreno mediante coltri a disco che trovò impiego soprattutto in America Latina.

Meno lavoro uguale più tutela

Lo scopo resta sempre il medesimo. Minimizzare le lavorazioni del terreno e proteggerlo dall’erosione. Ma la tecnologia dei coltri a disco si è rivelata più versatile ed efficiente, al punto di diffondersi anche in altre regioni del Globo. Fra le quali l’Europa, alla luce del ritorno colturale che stanno vivendo le cover crops e le semine di colture principali in presenza di colture intercalari. L’utilizzo dei dischi ha preso piede in maniera particolare in Francia e in Germania oltre che nei Paesi dell’Europa dell’Est e in Cina.

Proprio tale crescente diffusione ha spinto ora Horsch a sviluppare le già citate seminatrici trainate “Avatar Sd”. Vocate per dimensioni a soddisfare le esigenze di lavorazione delle grandi aziende estere. Ma perfette anche per ottimizzare tempi e modalità di lavoro di quei contoterzisti italiani che son soliti operare su appezzamenti non del tutto ridotti.
Vero infatti che difficilmente si vedrà in Italia una “Avatar 18/60 Sd”, da 18 metri di larghezza, restringibili a soli tre in fase di trasporto e con gli elementi di semina regolabili a 25, 30 e 40 centimetri di distanza. Ma vero anche che la serie offre altre misure e che l’ammiraglia non è molto esigente quanto a consumi. Richiedendo circa due litri di gasolio/ettaro in più rispetto ai consumi standard del trattore a pari velocità. Dato emerso in alcune prove di campo realizzate in Australia, nella municipalità di Temora.



Assorbimenti energetici ridotti

Facile dunque ipotizzare che anche le “Avatar Sd” di dimensioni più contenute vantino la stessa sobrietà in termini di assorbimenti energetici. Alla luce del fatto che si offrono con le medesime caratteristiche costruttive degli elementi di semina, dei circuiti di distribuzione e dei sistemi di controllo e gestione delle macchine. In pratica una linea di prodotto scalare che attacca a tre metri di larghezza per salire a quattro, sei e otto metri. Misure perfettamente allineate con le esigenze dell’agricoltura mediterranea realizzate sempre sulla base di due barre di semina distinte e operanti sequenzialmente.

Disponendole in maniera adeguata si può realizzare in campo una distanza di semina tra le file molto contenuta, anche meno di 17 centimetri. Derivante proprio dallo sfalsamento degli elementi di semina collocati sulle due differenti barre della macchina, ciascuna delle quali propone una distanza fra i solchi di circa 33 centimetri.

Doppia barra sincronizzata

Una barra amministra quindi la semina lungo i solchi dispari, mentre l’altra la realizza lungo i solchi pari. Ciò garantisce la massima sicurezza operativa anche in presenza di residui di coltivazione importanti o di colture intercalari. In base al modello cambia ovviamente il numero di coltri, tutti comunque dotati di una pressione al suolo pari a 350 chilogrammi. Si parte da 18 coltri nell’entry level da tre metri di larghezza, salendo poi a 24, 36 e infine 48 nei tre modelli superiori.

Identico invece il diametro dei dischi, 48 centimetri, otto centimetri in più dei diametri dei rulli-guida che regolano la profondità di semina. A chiudere il cantiere i 33 centimetri di diametro dei rulli di perfezionamento. Più complessa la struttura delle tramogge, suddivise in diversi volumi fra loro separati per permettere la distribuzione di prodotti diversi fra semi, concimi granulari e geoinsetticidi.

Serbatoi anche tripli

Nelle “Avatar Sd” da tre e quattro metri di larghezza si può optare per serbatoi singoli, doppi e tripli e nel caso si opti per quest’ultima soluzione la suddivisione dei volumi mostra un rapporto “60:10:30” al fine di massimizzare la flessibilità operativa.

Nei modelli da sei e otto metri, invece, si può invece scegliere fra un serbatoio singolo equipaggiabile con apposito dispositivo microgranulatore per granulari chimici, o per un serbatoio doppio semente-concime, equipaggiabile con un terzo serbatoio con dosatore standard per la semenza o per i geoinsetticidi. Complessivamente, i volumi dei serbatoi avanzano capacità di tre mila e 800 litri per i primi due modelli e di cinque mila per le macchine di dimensioni superiori.

Da segnalare che grazie a tali soluzioni è anche possibile, a seconda dell‘equipaggiamento, assegnare semenze diverse alle due distinte file di coltri, ottenendo in campo file alternate di due colture differenti. Inoltre, può essere aggiunto un prodotto microgranulato per entrambe le file di semina. Una flessibilità operativa invidiabile, quindi, supportata dalla possibilità di gestire le attrezzatture per via elettronica e sulla base di software di tipo “Section control” che soddisfano i più moderni approcci agronomici.

Horsch Avatar Sd

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