New Holland: dalle parole ai fatti

Da oltre 15 anni New Holland lavora per promuovere produzioni agricole più efficienti e sostenibili di quelle tradizionali. Rientrano in tale ottica la costante offerta di tecnologie tese ad accentuare le rese e la spinta verso l’uso di combustibili rinnovabili, in primis il biometano.

Nel 2006 New Holland lanciò il progetto “Clean Energy Leader” teso a promuovere lo sviluppo di soluzioni produttive atte a minimizzare l’impatto del settore agricolo sull’ambiente. In auge ancora oggi, il progetto si basa su quattro pilastri il primo dei quali è rappresentato dalla possibilità di sostituire il gasolio di origine fossile attualmente usato per alimentare la quasi totalità dei motori agricoli a combustione interna con combustibili alternativi, rinnovabili e a basso impatto ambientale. Nel 2007 New Holland dichiarò tutti i suoi motori alimentabili con biodiesel cento per cento e nel 2009 New Holland presentò “Nh2”, prototipo di trattore alimentato con idrogeno. Tale macchina venne poi affiancata da un prototipo di trattore alimentato a metano, combustibile di più facile produzione e gestione rispetto all’idrogeno, fruibile anche sui motori attuali se opportunamente modificati e, importante, derivabile dai digestori in essere presso molte aziende agricole.

L’idrogeno quale combustibile del futuro e il metano quale vettore attuale quindi, ma con un tempo di transizione dall’uno altro che al momento non è quantificabile e che dunque porta a inquadrare il metano quale unica vera alternativa al gasolio di origine fossile. Conscia di tali opportunità e complici le sinergie interne al gruppo Cnh, in particolare con Fpt Industrial e Iveco, New Holland ha poi accelerato al massimo la messa a punto della sua proposta propulsiva senza peraltro esimersi dall’integrarla con un’ampia offerta di soluzioni tecnologiche atte a enfatizzare l’efficienza delle lavorazioni agricole e con un processo di razionalizzazione della propria produzione industriale teso a renderla sempre più “green”, obiettivo sintetizzato nell’espressione “Azienda agricola energeticamente indipendente”. Il progetto “Clean Energy Leader” non si limita dunque a guardare verso il lavoro nei campi, ma abbraccia gli interi cicli di produzione e vita delle macchine puntando a concretizzare per quanto di propria competenza quella “economia circolare” che se attuata a 360 gradi potrebbe permettere all’uomo di produrre ciò di cui necessita senza dar luogo a sprechi o forme di inquinamento.

L’obiettivo se inquadrato in termini globali è ambizioso e per certi versi anche lontano a raggiungersi, ma non è impossibile se, come ha fatto New Holland, si passa dalle parole ai fatti, passo che la Casa ha effettuato mettendo in regolare produzione il suo primo esemplare di trattore alimentato con gas naturale, un “T6.180” ribattezzato per l’occasione “T6.180 Methane Power”. Come si può intuire dalla sigla il nuovo nato nulla cede in termini di prestazioni rispetto al suo progenitore risultando però inseribile in un discorso di autonomia aziendale cui nessun’altra macchina può ambire.

Se utilizzato nell’ambito di un’azienda agricola che dispone di un digestore il combustibile da utilizzare per muovere “T6.180 Methane Power” può in effetti derivare dai biogas che si sviluppano all’interno del complesso previa loro affinazione all’uso limitando la necessità di dover ricorre ad altre fonti di approvvigionamento. Ne deriva che strutturando ad hoc il digestore e alimentandolo con produzioni marginali, reflui zootecnici e rifiuti umidi, è possibile minimizzare i costi di produzione indotti dai consumi di gasolio e lubrificanti senza precludere la possibilità di utilizzare i biogas non trasformati in metano da autotrazione per dar luogo a energia elettrica e calore. Il tutto senza che l’azienda agricola perda la sua connotazione primaria di sistema produttivo alimentare.

“T6” contro

Per anni la propulsione a metano è stata vista con diffidenza a causa delle minori prestazioni offerte dai motori e delle loro minori autonomie, due handicap che han reso preferibile l’uso dei motori diesel sia nel segmento on-highway, sia in quello off-road macchine. Complici anche i problemi connessi alle reti di distribuzione. Negli ultimi anni però l’inasprirsi delle normative inerenti le emissioni han spinto tutti i più importanti Costruttori di macchine e motori a rivedere le loro posizioni e investire nella ricerca per la messa a punto di sistemi propulsione alternativi. Sul fronte della propulsione a metano Fpt Industrial ha saputo concretizzare soluzioni che gli permettono oggi di offrire una gamma di motori “Ng”, “Natural Gas”, in grado di soddisfare un ampio range di applicazioni senza scendere a compromessi in termini di prestazioni e autonomie assicurando allo stesso tempo costi di gestione inferiori.

A conferma la versione “Methane Power” di New Holland “T6.180”, trattore che non propone la benché minima differenza in termini prestazionali rispetto al “T6.180” di derivazione con cui condivide anche l’unità propulsiva “N67”. Entrambi i modelli vedono una potenza nominale di 145 cavalli erogata a due mila 200 giri, una potenza massima di 180 cavalli sviluppata a mille 800 giri e una coppia massima di 740 newtonmetro elargita a mille 500 giri. A fronte del pareggio nelle prestazioni l’utilizzo di metano realizza però una drastica delle emissioni inquinanti con il particolato che va quasi ad azzerarsi. La presenza a livello di sistema di post trattamento di un semplice filtro catalizzatore a tre vie e la combustione a rapporto stechiometrico costante e ottimizzato consentono però di ridurre i consumi riducendo fino al 30 per cento i costi di esercizio della macchina e rendendola particolarmente appetibile soprattutto quando alimentabile con biogas di produzione aziendale.

Ottime anche le prestazioni avanzate da “T6.180 Methane Power” sul fronte dell’autonomia, tema che New Holland ha affrontato mettendo a disposizione dei clienti finali diverse opzioni di rifornimento. Le bombole del metano offerte di serie contengono in effetti 190 litri di combustibile sufficiente per garantire il 77 per cento circa dell’autonomia assicurata dallo stesso trattore se equipaggiato con motore diesel e impegnato in analoghe attività. Basta quindi dotare le macchine di una delle tre ulteriori opzioni di rifornimento previste, 180, 270 e 360 litri sempre stoccati in un contenitore anteriore che funge anche da zavorra, garantirsi autonomie anche molto superiori a quelle proposte dal modello alimentato con gasolio il cui serbatoio contiene 230 litri di combustibile. Da segnalare che i due “T6.180” sono identici in termini di masse, dimensioni ed equipaggiamenti, trasmissioni e idrauliche in primis.

Esperienza ultraventennale

L’unità termica che muove “T6.180 Methane Power” è costituita da un sei cilindri in linea da sei litri e 700 centimetri cubi di cilindrata solo parzialmente derivato dai blocchi motori che Fpt Industrial propone nella sua linea di prodotto “Nef 67”. Fpt Vanta un’esperienza ultraventennale nello sviluppo di tecnologie di propulsione a gas naturale e gli oltre 50 mila motori di tal fatta fino a oggi prodotti testimoniano l’affidabilità di questa tecnologia e di questo tipo di carburante la cui miglior prerogativa è costituita dal bassissimo tasso di inquinamento. Basti pensare che l’unità in questione emette il 99 per cento di particolato in meno rispetto all’equivalente modello a gasolio, vede ridotte del dieci per cento le emissioni di anidride carbonica e di un buon 80 per cento le rimanenti emissioni. Il tutto senza dover ricorrere ai tradizionali sistemi di emissionamento egr, scr o dpf e affidandosi solo a un semplice catalizzatore a tre vie, un convertitore situato all’estremità del tubo di scarico, e basato su una struttura integrata placcata da platino, palladio e rodio. L’unità è stata espressamente progettata in termini di testata, dotata ovviamente di candele di accensione e forte di una termodinamica dedicata, di sistema di alimentazione, tarato in modo da garantire sempre il rapporto stechiometrico ottimale in funzione del regime e del carico, e sono originali anche tutti i gruppi meccanici e i sistemi funzionali interessati dal diverso e superiore regime termico indotto dal metano. Così strutturato “N67 Ng” propone gli stessi ingombri di un “N67” diesel risultando accreditabile di un’erogazione massima che può superare i 240 cavalli erogati a mille e 800 giri, ben 60 cavalli in più rispetto a quelli con cui si propone “T6.180 Methane Power”. La coppia massima erogabile è invece di oltre mille newtonmetro, circa 340 in più di quelli accreditati al trattore. Differenze che da una parte evidenziano il grande margine di affidabilità proposto dalla versione di “N67 Ng” installata su “T6.180 Methane Power” ma che lasciano anche aperta la porta alla possibilità che in futuro tale macchina sia affiancata da ancora più potenti modelli.

I tre pilastri della sostenibilità

Mai come oggi è di moda parlare di sostenibilità, termine che però è spesso usato quale sintesi dell’espressione “non inquinante”. In realtà la sua vera definizione è un’altra ed è contenuta nel rapporto “Our Common Future” pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite chiamato anche “Rapporto Brundtland”, dal nome della coordinatrice della commissione Gro Harlem Brundtland. Recita che “uno sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Da tale affermazione sono poi stati derivati le tre basi su cui deve poggiare uno sviluppo tecnologico o sociale per potersi definire sostenibile con la prima delle quali che risulta costituita dagli aspetti economici. Se lo sviluppo in questione non dà profitto non è sostenibile in quanto incapace di durare nel tempo senza godere di sussidi pubblici. Non è accettabile quindi che uno sviluppo dia luogo a debiti per le generazioni future. Il secondo pilastro è quello propriamente ecologico, nel senso che lo stesso sviluppo non deve dare origine a consumi di materie prime non rigenerabili o a sotto prodotti non riciclabili. Tant’è che fra le metodologie usate per misurare l’impatto di cui sopra quella che gode di maggior credito è il “Life Cicle Assessment”, “valutazione del ciclo di vita”. Terza base, la più complessa da definire, l’equità nei confronti delle diverse componenti della società, di fatto la versione attualizzata della famosa massima di Henry Ford che voleva il vero progresso concretizzato solo quando una innovazione è alla portata di tutti. Se uno sviluppo tecnologico o sociale resta a beneficio di pochi o addirittura penalizza qualcuno non è sostenibile.

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