Seguendo una sua inclinazione personale, Giovannino Guareschi acquistò tempo fa nei pressi di Parma, al suo paese natale, un podere. La sua soddisfazione fu tanta che più avanti ne comprò altri, e ora nell’intento di migliorare l’attrezzatura della fattoria costituita ha acquistato alcuni trattori Allgaier

A seguire un adattamento della pubblicazione che il costruttore tedesco Allgaier tramite la sua concessionaria di Parma dedicò a uno dei suoi più famosi clienti, Giovannino Guareschi, lo scrittore che diede vita agli indimenticabili personaggi di Peppone e Don Camillo.
Guareschi fu anche un valente giornalista, un bravo caricaturista, un architetto, un tecnico e, sul finire della sua avventurosa esistenza, un agricoltore dalle idee proiettate verso il futuro. I racconti, pressochè originali, sono stati raccolti grazie al Registro Italiano Porsche 356 che ai trattori Porsche-Allgaier ha dedicato ampi servizi sui numeri 53 e 54 del suo house organ “356Notizie”. Entrambe le riviste sono reperibili gratuitamente al sito.
Come Guareschi acquistò un Allgaier

I trattori che quotidianamente si costruiscono negli stabilimenti di Uhihgen – un antico e imponente fabbricato di mattoni rossi che stranamente assomiglia a tante costruzioni bolognesi – si sono ormai sparsi nelle campagne di tutto il mondo. Ogni anno migliaia di persone acquistano i trattori Allgaier: sono modesti proprietari di qualche ettaro di terra sudata, sono facoltosi agricoltori che hanno ville e tenute, sono cooperative di lavoratori o imprenditori di motoaratura per contoterzi. Fra tutti v’è un cliente Allgaier che é una celebrità internazionale: Giovannino Guareschi.
É l’autore di “Don Camillo”, il libro umoristico che ha segnato il più colossale successo editoriale del Dopoguerra, che è stato tradotto in molte lingue e conta un eccezionale numero di edizioni. L’anno scorso in Francia, per esempio, sono state vendute più copie di “Don Camillo” che di tutti gli altri libri di autori viventi francesi e italiani messi assieme.
Giovannino Guareschi, anche il direttore de! Settimanale milanese “Candido”, l’uomo che, nei dialoghi a volte amichevoli e a volte violenti di due tipici personaggi tanto reali quanto immaginari de11a Valpadana, ha saputo parafrasare i rapporti e le aspirazioni di due mondi in lotta per la supremazia e che per raggiungerla ricorrono a manovre diplomatiche, alla dialettica più stringente, alla potenza industriale. “Don Camillo e Peppone”, campioni e caricature di una gigantesca contesa che appassiona l’umanità, sono famosi e celebri come colui che li ha creati, il cliente Allgaier.
Seguendo una sua inclinazione personale, Guareschi acquistò tempo fa, nei pressi di Parma, al suo paese natale, un podere. La sua soddisfazione fu tanta che più avanti ne comprò altri, e ora nell’intento di migliorare l’attrezzatura della fattoria costituita ha acquistato alcuni trattori Allgaier.
Si decise per le macchine della casa di Uhingen allor quando un anno fa ne sentì parlare con entusiasmo e sicurezza da un giovane ingegnere appassionato agricoltore e intelligente commerciante della provincia di Parma. Dapprima la moglie non voleva saperne di trattori, ma poi si convinse e lasciò il marito libero di soddisfare il proprio desiderio.

Così Guareschi, che da tempo aveva negli orecchi Porsche per le sue meravigliose creazioni in campo automobilistico, volle vedere il trattore in lavoro e chiese tempo per riflettere e per informarsi presso altri che lo avevano già in azienda. ‘I’utta questa procedura, regolarissima in vero per chi vuole garantirsi il pieno godimento di quanto acquista, fece un poco di sca1pore negli ambienti commerciali e i rappresentanti di parecchie Case si fecero avanti proponendo grossi sconti o addirittura la cessione gratuita della macchina. Ma Giovannino Guareschi – un uomo tutto d’un pezzo – tirò dritto per la strada e acquistò regolarmente gli Allgaier. Al prezzo di mercato. Richiestogli il motivo che aveva determinato la sua scelta egli tranquillamente rispose “Perché” mi sono piaciuti il trattore Allgaier e il suo giovane entusiasta rappresentante”.
Questo disse quando lo si andò a visitare dopo l’acquisto di un “A 133”, il trattore di cui si serve per proprio uso e consumo: magari per farci un giretto durante la siesta pomeridiana. Era mattina, erano circa le 11.30, e i coniugi Guareschi si erano recati nella piccola trattoria di Zibello, detta “La Buca”, una modestissima locanda situata a poche centinaia di metri dal Po e che tutti conoscono per la sua pregiata cucina casalinga e il più frizzante lambrusco.

Con Guareschi è facile trovare “La Buca”: è il suo locale preferito poiché può gustarvi il “culatello” più appetitoso, un eccellente prosciutto affumicato, e il lambrusco più colorito e squisito. Anche quella volta Guareschi poté dire di aver “mangiato magnificamente” e pienamente soddisfatto, all’improvviso, mentre chiamava un’altra bottiglia, disse al rappresentante Allgaier che se era lì per vendergli un altro trattore aveva sbagliato di grosso.
“Non ne compero mica un altro, sa!” Il rappresentante, preso così col bicchiere a mezz’aria, riuscì a far capire qualcosa all’interlocutore, poté dire che era venuto per una semplice visita di cortesia. E tutti e tre ripresero a bere e a parlare di un sacco di cose, una conversazione gioviale, molto alla buona, che fece arrivare d’un lampo la sera. Al momento di uscire, quasi avesse maturate una per una le parole, Guareschi sbottò a bruciapelo: “Mi dica la verità: un ‘A 111’ cosa costa?” Quando il rappresentante rispose l’altro stava scrivendo sul libretto degli assegni la cifra. Lasciarono “La Buca” ed erano entrambi orgogliosi e felici. Il venditore perché aveva l’assegno in tasca, Guareschi perché sognava già l’arrivo del nuovo Allgaier e il pezzo che avrebbe scritto per “il Corrierino di famiglia”.
Corrierino della famiglia
“Candido” n. 40 del 4 ottobre 1953
… Potei tornare su per finir di radermi la barba, ma non rimasi tranquillo che pochi minuti. Nuovo fracasso e nuove urla della banda. Corsi giù: adesso il cortile era pieno di gente e, in mezzo al cortile, stava, visione meravigliosa, uno maestoso trattore agricolo. – Quello no! – gridò Margherita afferrandomi per una manica. Ma chi poteva fermarmi? Mi trovai sul trattore con la banda al completo seduta sul seggiolino sul parafango. Il meccanico che mi aveva portato il trattore tentò di spiegarmi come dovevo fare per mettere in moto la macchina, ma, quando riuscì a dire la seconda parola, io ero già fuori e marciavo a tutta birra. Tornammo all’ora di colazione, e ci mettemmo a tavola.
Margherita mangiava senza sollevare gli occhi dal piatto e io rispettai la sua muta indignazione. Dopo una decina di minuti qualcuno bussò e la Giacometta andò ad aprire: – Signora – venne ad avvertire — c’è un giovanotto che ha portato … Che cosa? – domandò cupa Margherita. – Un trapano elettrico. Mandalo indietro! — Margherita – le spiegai: mi sono fatta una casa in campagna per poter comperare un trattore.
Adesso che il trattore c’è, il trapano elettrico risulta necessario. Forse ti hanno mandato il trattore con dei buchi mancanti? No, ma possono servire dei buchi nuovi per le eventuali applicazioni. Margherita mi guardò cupa: – Giovannino, vuota il sacco: che altro c’è in arrivo? — Tutto quello che può essere applicato a un trattore o trainato da un trattore agricolo. Sospirò poi disse: – Vuoi motorizzare il mezzadro? – No, Margherita, il trattore non si muove da qui. È mio. – esclamai. — È nostro! – precisarono quelli della banda. Margherita allargò le braccia: – Giacometta, fai passare il trapano elettrico. Tacque qualche istante e poi mi domandò: – Giovannino, perché non compri un tram a vapore con le sue rotaie?
Ci guardammo, io la Pasionaria e Albertino, perché, venti minuti prima, durante la gita in trattore, avevamo proprio parlato di una cosa del genere. Margherita scosse il capo: – Giovannino – sospirò — è inutile che la settimana prossima io venga a Milano per portarti dal dottore. Credo anch’io, Margherita. È arrivato il corriere di Milano col frigorifero nuovo — annunciò sobriamente la Giacometta. – C’è anche la macchina per affettare il salame. Reparto casalinghi – commentò con palese disprezzo la Pasionaria.
Giovannino Guareschi
Il 10 maggio 1908, a Fontanelle di Roccabianca, ridente villa della Bassa parmense, in una delle casette che si affacciano sulla piazza, nacque una bambina cui poi venne dato il nome di Ermelinda. Non ero io: io nacqui sì in quel paese e il primo maggio 1908, ma in una casa dall’altra parte della piazza. Tanto è vero che poi mi venne dato il nome di Giovannino. In complesso mi chiamo Giovannino Guareschi e ho l’età esatta che si addice a un giovane uomo nato nel 1908. Ho due figli che a me sono molto simpatici. Il primo si chiama Alberto, il secondo si chiama Carlotta.
Ciò dipende dal fatto che mentre il primo è di sesso maschile, il secondo e di sesso femminile; come del resto e di sesso femminile la madre, una signora che era molto più simpatica quando era ancora signorina. I miei figli e mia moglie hanno complessivamente 70 anni. L’età di mia figlia più l’età di sua madre fa 57. L’età di mio figlio più l’età di sua madre fa invece 60. Questo è tutto quello che posso dirvi dell’età di mia moglie. Per facilitarvi posso aggiungere che mia figlia ha 10 anni. Ho frequentato con profitto il Liceo Classico dove ho imparato come non deve scrivere un giornalista.

Poi ho frequentato l’Università ma non ho ancora trovato il tempo per laurearmi: L’unico inconveniente è che, adesso, non mi ricordo più se ho frequentato il corso di Giurisprudenza o quello di Medicina. Il parere dei miei compagni di studi è discorde. Scrivo e disegno, ma non sono in grado di dirvi se sono da risistemare più come scrittore che come disegnatore.
Ciò nonostante tiro avanti discretamente, aiutato molto dal fatto di possedere due notevoli baffi che mi danno una certa notorietà. Conduco una vita molto semplice. Non mi piace viaggiare, non pratico nessuno sport, non credo nelle vitamine. In compenso credo in Dio. Sono un lavoratore tenace e, sotto questo aspetto, sono la consolazione della mia famiglia, e i miei figli mi citano sempre come esempio alla loro madre. Da parte mia sono profondamente grato ai miei genitori d’avermi messo al mondo. E gratissimo sono al Padreterno perché non m’ha fatto né peggiore né migliore di quello che sono. Io volevo essere esattamente così come sono. Diverso di così mi andrei largo o stretto.
L’agricoltore Guareschi
Da anni la fama di Giovannino Guareschi ha valicato i confini nazionali. Lo conoscono da per tutto per i suoi scritti, per i suoi libri e i film che sui due suoi più caratteristici personaggi – Don Camillo e Peppone – sono stati girati per la regia di Duvivier. Ed e proprio là, dove sono nati il parroco Don Camillo e il sindaco comunista Peppone, dove li ha scoperti e creati la fervida vena umoristica di Guareschi, è là che vive e lavora il più noto scrittore contemporaneo. In frazione Roncole di Busseto – già famosa perché vi nacque il più grande musicista del secolo scorso Guareschi vive con la famiglia nella sua casa di campagna.
Un grande edificio spazioso, semplice, comodo, esteriormente molto simile alle altre case della Val Padana, internamente dotato di ogni conforto, arredato col più schietto buon gusto che Guareschi sa trovare e mettere in tutte le sue cose. Le sue giornate sono interamente dedicate al rotocalco milanese, alla stesura di un nuovo libro, alla direzione e conduzione della sua fattoria. Guareschi infatti, figlio di una terra che per tradizione e che per antonomasia ha dato sempre le braccia più vigorose e gli ingegni più acuti alla agricoltura, impiegato tutto quel che guadagna scrivendo e disegnando nell’acquisto di alcuni poderi e di piccolissimi appezzamenti di terreno appartenenti a diversi proprietari che ora sono stati riuniti in un’unica azienda la quale un giorno dovrà divenire “la più bella e più moderna della zona”.

Per questo il rappresentante Allgaier di Parma, trovandosi con Guareschi a Roncole, gli disse “Ma allora, in quattro o cinque anni lei sarà un vero agrario”. Al che Guareschi, con tutta serietà: “Si, ma con la coscienza pienamente tranquilla. Perché sarà mia cura non soltanto sfruttarli i miei poderi ma prima di tutto attrezzarli e migliorarli.
Per l’investimento del capitale non sono un agrario, io!” E le sue idee Guareschi le ha espresse al rappresentante col suo parlare semplice e chiaro, infiorato qua e là di battute ricche di quella verve umoristica che deve per forza averci nel sangue Di Guareschi scrittore e vignettista ciascuno ha una idea personale, molto precisa, pensiamo. Di Guareschi agricoltore invece sarà bene conoscerne le idee. La prima preoccupazione di Guareschi agricoltore è anzitutto per gli uomini che lavorano la terra: le case dei suoi coloni o sono state rinnovate o sono in via di costruzione sulla scorta dei più moderni principi e secondo i dettami dell’igiene, delle comodità, delle funzionalità:

Poi vengono gli animali e il bestiame sarà sistemato in stalle saggiamente disposte, asciutte e pulite, comode e luminose. Ultimo verrà il reddito. “Sono ancora all’opera dice testualmente Guareschi — e per il reddito non ho alcuna fretta. Quando le due premesse saranno completamente adempiute, penserò ad aumentare il mio reddito”. Tanta gente non saprà immaginarselo un Guareschi agricoltore.
Lo conoscono come uomo di ingegno, vivace disegnatore, fertile scrittore che sa vedere le cose e la vita nei loro aspetti umani e simpatici. Lo credono massimamente preoccupato in queste attività. Invece Giovannino Guareschi la pensa esattamente come il suo antico e illustre concittadino Giuseppe Verdi, il quale diceva spesso che non v’era niente di più elevato che fare l’agricoltore, acquistare terreni, svilupparli, amministrarli e preoccuparsi del loro progresso tecnico e della maggior produttività.
Così proprio come Giuseppe Verdi, Guareschi vuole migliorare i suoi fondi poiché in essi “è qualcosa che sopravvive e pertanto vale la pena il farlo”. Questo fa nella sua casa di Roncole o nel suo studio di Milano: indifferentemente. E continua a scrivere non solo perché ha, dentro, qualcosa da dire, ma anche perché vuol, acquistare altra terra e vuole che la sua fattoria “sia la più bella della regione”.
Titolo: Giovannino Guareschi, storia di una vita di successi e passione per l’agricoltura
Autore: Massimo Misley



