Telescopici compatti Merlo: oltre l’abitudine

In ogni impresa agricola o zootecnica c’è un momento preciso in cui inizia la giornata di lavoro. Succede sempre alle prime luci dell’alba, quando il piazzale è ancora vuoto. Il primo mezzo a muoversi è quello che servirà per tutto il resto della giornata e il suo rumore è il battito del cuore dell’azienda che ricomincia a correre

Se un tempo il sollevatore telescopico era il “mezzo in più”, quello da usare ogni tanto, utile, certo, ma non essenziale, oggi la storia è cambiata: spesso è il primo a entrare in funzione e l’ultimo a fermarsi come nel caso dei telescopici compatti Merlo

telescopici compatti merlo
telescopici compatti merlo

Considerato per anni una macchina di supporto, oggi questo approccio non regge più. In molte aziende il telescopico è in effetti diventato il fulcro di un a miriade di operazioni quotidiane, il mezzo che collega stalla, magazzino e campo, spesso quello che lavora di più e più a lungo. E’ il primo a entrare in funzione e l’ultimo a fermarsi.

E una macchina che lavora bene per tutta la giornata senza affaticare l’operatore è una macchina che produce valore. I telescopici Merlo rispondono appieno a questa evoluzione del lavoro perché sono stati progettati partendo dall’uso reale, dai tempi stretti e dagli spazi limitati che caratterizzano le attività quotidiane. Una proposta che nasce dall’esperienza di un’azienda italiana che ha fatto dell’innovazione e della progettazione interna un tratto distintivo riconosciuto a livello internazionale.

telescopici compatti merlo
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Oggi la movimentazione non è più un lavoro accessorio. È diventata una voce strategica del bilancio. Caricare il carro miscelatore all’alba, movimentare i balloni sotto il sole, pulire le lettiere, scaricare i concimi, stoccare i cereali, trainare i rimorchi e tanto, tanto altro nei settori più diversi. E tutto deve muoversi e deve essere fatto in fretta.

È così che si gioca e si vince la partita. Grazie all’esclusivo sistema “T-Lock” per il cambio rapido delle attrezzature e all’impianto idraulico con pompa a cilindrata variabile e distributori con tecnologia “Flow-Sharing”, il telescopico Merlo diventa il braccio destro dell’operatore e non teme le sollecitazioni più gravose. Cambia l’attrezzo? Cambia il mestiere. Dalla benna alla forca, dalla pinza per balloni ai ganci, la macchina si adatta al lavoro, non il contrario. Ma è sempre la stessa. E in un’annata agraria dove i margini sono stretti, avere un mezzo che non sta mai fermo significa ammortizzare l’investimento in minor tempo.

Le stalle non sono sale da ballo e chi progetta le macchine a volte dimentica che le aziende agricole non sono fatte con squadra e righello. Spesso sono di decenni fa, le misure dei capannoni sono sovente “creative”, i portoni sono bassi, i pilastri sembrano messi apposta per dare fastidio e i corridoi di alimentazione sono sempre troppo stretti.

La realtà è fatta di spazi rubati e manovre al centimetro e Merlo lo sa. Per questo ha messo a punto una specifica gamma “TurboFarmer” che abbraccia le macchine più compatte, quelle caratterizzate da dimensioni ridotte e angoli di sterzata che permettono di girare in un fazzoletto di terra. Complici tre modalità di sterzatura non sono un gadget tecnologico da fiera, ma l’unico modo per uscire indenni da un capannone stipato o per piazzare un carico in un angolo cieco senza dover fare dieci manovre. E meno manovre vuol dire meno consumo, meno usura degli pneumatici e, soprattutto, meno nervosismo.

telescopici compatti merlo

A quest’ultimo obiettivo molto concorrono la trasmissione idrostatica Merlo, che permette di pennellare al meglio ogni movimento calibrando anche in maniera millimetrica avanzamenti e retro, e, le quattro ruote sempre in presa che aiutano a muoversi anche sui fondi più viscidi diventando un fattore di sicurezza quando si marcia su strada a 40 chilometri/ora. E poi c’è il comfort di chi deve stare seduto alla guida anche dieci ore al giorno.

Un operatore distrutto dalla fatica, dal rumore o dal caldo è un operatore che alle tre del pomeriggio inizia a sbagliare. E l’errore costa. Un urto contro una parete, un carico rovesciato o, peggio, un infortunio, danno sempre luogo a problemi economici. Proprio per evitare tali situazioni le cabine Merlo sono progettate per essere sicure, comode e spaziose. Sono le più grandi della categoria e offrono una visibilità totale a 360 gradi per far sì che chi guida non debba indovinare dove finisce la macchina ma possa vederlo e, se necessario, intervenire giovandosi di comandi intuitivi ed ergonomici. Come la posizione di guida

Il tutto con un’insonorizzazione proverbiale che può essere ulteriormente enfatizzata disponendo dell’esclusiva sospensione idropneumatica “Cs” della cabina che isola anche da vibrazioni e calore permettendo turni di lavoro prolungati senza cali di attenzione. E se quando un operatore esce la sera dalla macchina senza avere la schiena a pezzi, il giorno dopo riparte con nuovo slancio. Con buona pace dell’efficienza e della redditività.

Come i fratelli di medie e grandi dimensioni anche i compatti Merlo sono quindi mezzi avanzati e tecnologici, fermo restando che molto Merlo ha curato funzionalità e facilità di gestione. In campagna non c’è tempo per leggere manuali di istruzione alti come una guida telefonica e la tecnologia deve servire a semplificare il lavoro, se no ne diventa un ostacolo.

Opera in tal senso, per esempio, il sistema di sicurezza “Ascs”, “Adaptive Stability Control System”, che assicura la prevenzione dal rischio di ribaltamento frontale della macchina nelle fasi di movimentazione di un carico e riconoscendo anche in automatico quale è l’attrezzo in uso. E’ un sistema che parla la lingua dell’agricoltore, che vigila senza essere invadente, che non si mette in mostra, ma c’è permettendo anche di pesare il carico mentre lo si solleva.

Le stesse prerogative del sistema “Epd”, “Eco-Power Drive”, che va a gestire i giri motore indipendentemente dalla velocità e fa risparmiare fino al 18 per cento sui consumi quando non serve piena potenza. Quanto sopra sapendo anche che scegliere Merlo significa puntare su un valore residuo che tiene botta nel tempo, che tra cinque, sette, dieci anni la macchina su cui si è investito oggi avrà ancora un ottimo valore sul mercato, fermo restando che la si rivenderà con rimpianto perché nel frattempo quel sollevatore era uscito dal suo ruolo di semplice mezzo di lavoro ed era diventato parte dell’azienda.

Piccolo è bello

La gamma dei sollevatori telescopici compatti Merlo potrebbe a breve ampliarsi grazie all’introduzione di un mezzo super compatto già proposto nel Novembre scorso ad Hannover in forma prototipale. Denominato “HyperCompact”, è largo un solo metro e mezzo ed è alto meno di due nonostante sia in grado di muovere carichi da 15 quintali e di alzare il perno sommitale del suo braccio fino al limite dei cinque metri di altezza.

Il passo corto e il sistema di sterzatura integrale rendono la macchina agilissima e quindi in grado di operare con la massima efficienza anche in ambiti ristretti come per esempio sono gli allevamenti di pollame e suini piuttosto che i maneggi o i vivai. Progettato sulla base di una struttura a sé stante e non derivata da altri modelli, il sollevatore guarda specificatamente a tutte quelle situazioni di lavoro che non necessitano di macchine particolarmente prestazionali quanto, piuttosto, di mezzi agili e dinamici, in grado di muoversi e lavorare dove i sollevatori telescopici di più elevate prestazioni, compatti compresi, non possono accedere.

Rientra in tale anche la possibilità di trasportare la macchina su strada mediante auto con rimorchi leggeri. Analoghi invece a quanto previsto dalla Casa sui sollevatori più strutturati i livelli comfort offerti dalla cabina nonostante le sue ridotte dimensioni e i sistemi di sicurezza, recentemente arricchiti dal lancio della soluzione “Pedestrian Detection” basata su telecamere intelligenti capaci di rilevare la presenza di persone, animali o cose intorno ai mezzi da lavoro intervenendo automaticamente per prevenire incidenti.

I plus dei compatti Merlo

Merlo
  • Progettati per lavorare dove lo spazio è un lusso, sono l’anello di congiunzione tra forza e agilità.
  • Larghi solo 184 centimetri e alti meno di due metri passano dove gli altri si fermano.
  • Nonostante la taglia, sollevano da 27 a 33 quintali arrivando fino a nove metri.
  • Braccio basso e tanta superficie vetrata. Per vedere dove vanno le ruote e dove si mette il carico.
  • Tre sterzature per una precisione di manovra chirurgica.
  • Le cabine sono sistemi che proteggono e danno valore al lavoro, vani pensati per chi deve salire e scendere dal mezzo più volte al giorno.
  • Il controllo della stabilità da parte del sistema “Ascs” è continuo ma non invasivo.
  • Tutto è a portata di mano, il joystick capacitivo è intuitivo e il cruscotto chiaro.

Il silenzio paga ed ecco la svolta

telescopici compatti merlo
telescopici compatti merlo

Accanto alle soluzioni tradizionali, Merlo propone una visione proiettata al futuro con i sollevatori telescopici elettrici “e-Worker”. Non sono una semplice alternativa “green” ai sollevatori tradizionali ma una risposta concreta alle esigenze emergenti delle aziende agricole più evolute. Fino a ieri l’elettrico sembrava roba da città.

Poi è arrivato “e-Worker” e ha cambiato le carte in tavola. Zero emissioni, rumorosità ridotta e possibilità di lavorare in ambienti chiusi senza alcun impatto sulla qualità dell’aria. In contesti zootecnici, questo si traduce in un miglior benessere animale e in condizioni di lavoro più salubri per gli operatori. Il sistema di sterzatura sulle sole ruote posteriori consente di manovrare in spazi molto ridotti con un angolo di sterzo che raggiunge gli 85 gradi e con il fotovoltaico sul tetto del capannone, il “carburante” lo si autoproduce evitando anche spese in cambi dell’olio motore e di filtri gasolio. Una manutenzione ridotta all’osso che permette di lavorare per otto ore, il valore più alto nella sua categoria, disponendo delle stesse prestazioni di un sollevatore di pari classe.

Next stop “Tf 38.10”

In occasione di Agritechnica 2025 il gruppo Merlo ha avviato un profondo lavoro di restyling sui suoi sollevatori di media capacità serie “TurboFarmer” incentrato soprattutto sulla riduzione del cosiddetto “Tco”, “Total Cost of Ownership”, in italiano il costo totale di proprietà. Si tratta di un parametro che calcola tutti i costi diretti e indiretti legati all’acquisto, all’uso, alla gestione, alla manutenzione e alla dismissione del sollevatore e che quindi va oltre il semplice prezzo iniziale della macchina abbracciandone l’intero ciclo di vita.

L’obiettivo degli annunciati upgrade è quindi ambizioso e non a caso si concretizza in importanti modifiche che toccano la quasi totalità dei componenti al fine di migliorarne la funzionalità e garantirne una superiore durata nel tempo. Primo esempio della nuova generazione dei “TurboFarmer”, disponibili sul mercato dalla prima metà di quest’anno il modello “Tf 38.10”, uno dei best sellers della gamma agricola Merlo.

Merlo

Rispetto all’attuale “Tf 38.10” si proporrà con un nuovo sistema silent-block per isolare la cabina, un’accessibilità alla stessa migliorata e soprattutto con più elevati standard di visibilità che influiranno positivamente sul comfort di lavoro. Guarda in quest’ultima direzione anche la presenza in consolle di un nuovo joystick proporzionale e anatomico integrante tutti i principali controlli del veicolo così da permetterne la completa gestione operativa con una sola mano. I nuovi “TurboFarmer” di cui “38.10” sarà antesignano avanzeranno anche nuovi e più protettivi parafanghi e vedranno enfatizzata la loro affidabilità meccanica grazie a interventi specifici su perni, boccole e cilindri.

Merlo

Rivisti anche i layout idraulici ed elettrico per velocizzare eventuali interventi di manutenzione e assistenza e migliorati anche gli standard di protezione del motore da fango e polveri. Prevista anche una revisione del braccio tesa a massimizzarne le prestazioni e ipotizzabile la presenza di un sistema di ingrassaggio modificato sempre alla luce di un abbattimento dei tempi morti di manutenzione. Al momento la Casa nulla ha dichiarato circa le potenze motore che equipaggeranno il “Tf 38.10” 2026, prestazioni che però non dovrebbero uscire dal range che caratterizza i “Tf 38.10” attuali compreso fra i 116 e i 145 cavalli.

Titolo: Telescopici compatti Merlo: oltre l’abitudine

Autore: Redazione

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