Crisi BCS, Fulchir si ritira

La crisi BCS torna a complicarsi. Il Gruppo Fulchir ha infatti deciso di non completare l’acquisizione dello storico costruttore di macchine agricole di Abbiategrasso

Dopo le verifiche effettuate direttamente in azienda il Gruppo Fulchir ha annunciato martedì 22 settembre 2026 di non procedere con l’acquisizione del Gruppo Bcs. Una decisione sostenuta, secondo i portavoce di Fulchir, dalla scoperta di criticità ben superiori a quelle previste dalle analisi effettuate nelle settimane scorse. Salta così il progetto di costituzione della Newco e di ripartenza della produzione annunciato appena pochi giorni fa.

Fulchir fa marcia indietro dopo le verifiche in azienda

Il passo indietro arriva dopo l’annuncio, risalente alla metà di settembre, dell’ingresso di Fulchir nel capitale di BCS attraverso una nuova società operativa. Il progetto prevedeva l’affitto del ramo d’azienda, il coinvolgimento dei marchi BCS, Ferrari, Pasquali e Mosa, un investimento iniziale di 5-10 milioni di euro e la progressiva ripresa della produzione a partire da ottobre. Il piano avrebbe inoltre coinvolto i circa 430 lavoratori del gruppo, con l’obiettivo dichiarato di arrivare alla piena occupazione entro l’inizio del 2028.

Dopo l’accesso in azienda e un’analisi più approfondita della situazione, però, Fulchir ha comunicato di non ritenere più sostenibile l’operazione. Secondo quanto riferito dal gruppo industriale, sarebbero emerse difficoltà nella disponibilità dei componenti, nella continuità delle forniture e nella riattivazione dei processi produttivi, oltre a una situazione della supply chain più complessa rispetto alle valutazioni iniziali. Fulchir segnala inoltre il rischio di una forte dipendenza da alcuni fornitori strategici e di condizioni di approvvigionamento non sostenibili.

La crisi BCS torna al centro del confronto

Il ritiro del potenziale acquirente riapre quindi la partita sul futuro industriale di BCS e dei suoi stabilimenti. Fim e Fiom hanno chiesto alla proprietà di valutare il ricorso all’amministrazione straordinaria, ritenuta dai sindacati uno strumento per tutelare la continuità produttiva, il patrimonio industriale e l’occupazione, mentre resta da individuare un nuovo soggetto interessato al rilancio del gruppo.

La vicenda coinvolge uno dei nomi storici della meccanizzazione agricola italiana. Il Gruppo BCS opera infatti con i marchi BCS, Ferrari, Pasquali e Mosa e dispone di una gamma che spazia dai motocoltivatori alle motofalciatrici, fino ai trattori specializzati e alle macchine per applicazioni professionali. Dopo la prospettiva di una ripartenza produttiva annunciata per ottobre, la crisi BCS entra ora in una nuova fase, nella quale saranno determinanti le prossime decisioni della proprietà, delle istituzioni e l’eventuale individuazione di un nuovo partner industriale.

Titolo: Crisi BCS, Fulchir si ritira

Autore: Redazione

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