Forti come i Titani: gli storici trattori Lesa modello “Titano C”

Nello Salsaparigia nacque nel 1926 a Fosdondo, piccola frazione di Correggio, vicino a Reggio Emilia, da una famiglia di mezzadri modesta ma laboriosa. Poco incline a seguire le attività di famiglia, Nello fu attratto fin da giovane dalla meccanica, tant’è che a soli quindici anni iniziò a fare esperienza alla torneria “Nibbi e Pratissoli” sita nella periferia Nord di Reggio Emilia. Vi lavorò tre anni con una paga corrispondente a una lira l’ora, entrata che nei mesi estivi arrotondò proponendosi quale motoaratore in conto terzi, esperienza che gli fece capire quanto importante fosse disporre di trattori maneggevoli, ben bilanciati e con un numero di marce sufficiente per affrontare tutte le lavorazioni.

Imprenditore a 22 anni

A 22 anni, ormai diventato un esperto meccanico, decise poi di aprire una attività in proprio associandosi con l’amico Alceo Leoni e iniziò a riparare gli autocarri, lavoro molto richiesto all’epoca. Una volta messo a fuoco che l’azienda in realtà era in grado di riparare tutto ciò che avesse un motore, i due decisero che era arrivato il momento di costruire qualche cosa di in proprio partendo dai residuati bellici lasciati dagli Americani al Governo italiano.

Si trattava di migliaia di mezzi fuoristrada, autocarri e camionette, oltre che di una grande quantità di ricambi imballati e mai utilizzati. Da qui l’idea di costruire trattori agricoli motorizzandoli con un’unità bicilindrica che a petrolio prodotte dalla ditta Slanzi sita nella non lontana Novellara.

Fra il 1947 e il 1950 i due produssero a tempo perso cinque trattori usando i materiali di recupero e riuscirono a venderli subito. Di fatto erano diventati costruttori di carioche e dato che gli affari andavano bene nel 1950 decisero di fare il grande salto. Cambiarono la ragione sociale dell’azienda Lesa, nome composto dalle prime due lettere dei rispettivi cognomi e si lanciarono nella progettazione di un proprio trattore. Il motore era sempre un bicilindrico Slanzi a petrolio da 14 cavalli ma la scatola di ghisa della trasmissione era di progetto originale e ospitava un cambio Gmc con un riduttore Lesa e un differenziale Dodge.

Trattori Lesa, l’esordio del primo trattore nel 1951

Chiamato “Falco” e omologato nel 1951, il mezzo vantava dieci marce avanti e due retro proponendosi al mercato con una linea volutamente simile a quella di Landini “Velite”, in gran voga nel periodo. Quasi contemporaneamente al lancio di “Falco” Slanzi presentò però un diesel bicilindrico da un litro e 300 centimetri cubo alimentato per via indiretta accreditato di 15 cavalli, motore che Lesa fece subito suo inserendo sotto al cofano di “Falco”. Nel 1952 nacquero così dapprima “Titano A” e poi “Titano B”, con lo steso motore ma alimentato per via diretta e forte di 17 cavalli. Il trattore diede buoni ritorni ma la meccanica era sempre quella di “Falco” mentre Lesa ambiva a qualche cosa di veramente nuovo.



Ci vollero due anni di lavoro, ma nel 1954 arrivò “Titano C”, sempre mosso dal bicilindrico di “Titano B” ma equipaggiato con una trasmissione rinnovata, un gruppo Ford a quattro marce raddoppiate grazie a un riduttore Lesa che forniva otto marce avanti più due retro. Gli innesti delle marce erano precisi e fluidi e l’operatore poteva gestire tutto con due leve, una centrale al posto guida che governava le quattro marce e la retro e una a destra che selezionava la gamma lenta o veloce.

Una terza leva, a sinistra, azionava l’inserimento della presa di forza che poteva girare sia a destra sia a sinistra ed era sincronizzata con il cambio per i rimorchi a ruote motrici.

Trattori Lesa “Titano C”: raggi di volta da due metri e mezzo

La frenatura posteriore era a comando idraulico con due pedali e due pompanti separati per agevolare le manovre di fine campo obiettivo cui guardava anche l’elevato angolo di sterzo delle ruote anteriori che garantivano un raggio di volta di due metri e mezzo. Lo sterzo era ben demoltiplicato e non richiedeva particolare sforzo per essere ruotato e a richiesta si poteva disporre anche di un sollevatore meccanico o idraulico che non impediva a un apposito piano porta attrezzi posteriore di alloggiare una pompa per irrigazione. Il posto guida era ben concepito ed accogliente e il sedile a culla con ampio molleggio garantiva un buon assorbimento delle asperità del terreno.

La strumentazione si limitava al solo indicatore della pressione dell’olio motore posto sulla sinistra del cruscotto, per i documenti era previsto un vano cilindrico posto davanti alla leva del cambio e nutrita era la lista degli attrezzi studiati specificatamente per la macchina. Nel complesso “Titano C” si proponeva con un ottimo motore, una moderna trasmissione, era facile da condurre e ben bilanciato. La massa di 13 quintali era infatti ben ripartita e, a differenza di altri trattori dell’epoca, la parte anteriore era appesantita per poter operare senza problemi con voluminosi attrezzi posteriori. Era anche molto gradevole esteticamente in quanto slanciato e armonico oltre che colorato con un bel verde chiaro che lo rendeva piacevole alla vista.

Trattori Lesa “Titano C” anche in versione specialistica

Non fu un caso quindi se piacque parecchio e fu costruito in un centinaio di esemplari a quali si devono aggiungere quelli della versione chiamata “Muletto”, una variante studiata per i vigneti del Trentino con semiassi accorciati per raggiungere una larghezza massima attorno al metro. Certa di essere ormai inserita fra i più quotati costruttori nazionali di trattori, Lesa decise a quel punto di andare oltre e fece suo il diesel tre cilindri a iniezione diretta da 30 cavalli di potenza che nel frattempo era stato progettato da Slanzi. Nacque così “SuperTitano”, realizzato sulla base meccanica di “Titano C” ma con la potenza del motore abbassata a 25 cavalli per evitare di dover intervenire sulla trasmissione.

Il trattore fu presentato nel 1956 e si distingueva da “Titano C” per la maggior lunghezza, due mila 540 millimetri, per i pneumatici posteriori più larghi, da 10×24 e il peso superiore di un buon quintale. I 25 cavalli di potenza a Lesa andavo però stretti e per tale motivo decise di lavorare sui riduttori dei semiassi posteriori per poter disporre dei 30 cavalli erogati a due mila giri dal motore senza aumentare le velocità del cambio.

Trattori Lesa, Nel ’57 “Super Titano 30”

Il nuovo trattore prese il nome di “Super Titano 30” e fu lanciato nel 1957 con grossi pneumatici posteriori da 10-28 e un peso di mille e 600 chili senza zavorre. Era trattore alto e pesante e quindi adatto alle arature, ma era sprovvisto di blocco del differenziale, gruppo che Lesa provvedette però a inserire in tempi brevi assieme a semiassi più robusti e a pneumatici posteriori da 24 pollici. Grazie a tale nuovo modello che si affiancò a “Super Titano” senza sostituirlo, nel 1958 Lesa poté proporsi sul mercato con cinque trattori, “Titano C”, “Titano C Muletto”, “Super Titano 25” e due versioni di “Super Titano 30”, con quest’ultimo che si affermò ben presto come il trattore più prodotto della serie con circa 200 unità assemblate.

Un’organizzazione industriale in crescita quindi, complice il fatto che nel frattempo non aveva tralasciato la progettazione di attrezzature dedicate e aveva anche immesso sul mercato una motofalciatrice denominata “Giulietta” che fu prodotta in alcune migliaia di unità. Il core business restavano però i trattori che a partire dal 1959 cominciarono a essere rinnovati giovandosi dei nuovi motori nel frattempo messi a punto da Slanzi. Il primo trattore coinvolto in questo rinnovamento fu “Ldv 38”, equipaggiato con un tre cilindri da due litri e 300 centimetri cubi raffreddato ad acqua e forte di un nuovo cofano monoblocco dalla forma affusolata e moderna. Il colore della carrozzeria diventò l’azzurro e quello della meccanica un marrone lucido quasi un metallizzato.

Nuovo fuori, collaudato dentro

Sembrava un trattore completamente diverso ma conservava la meccanica del “Super Titano 30” con poche modifiche di dettaglio, un diverso tipo di sollevatore e attacco attrezzi. “Ldv 38” fu poi seguito sempre nel 1959 da “Ldv 25”, azionato da un bicilindrico raffreddato ad aria da un litro e 600 centimetri cubi e riconoscibile dalla grossa turbina posta sul lato sinistro del motore e dalla ampia pedana sulla sinistra del posto guida.

A seguire, nel 1960, due altri nuovi modelli, dotati di una meccanica inedita concettualmente simile a quella avanzata dai trattori Fiat. Il carro era quasi un porta attrezzi e il cambio era un 8+2 gestito da una sola leva. La fusione posteriore fu concepita per ospitare lo stesso sollevatore dei Fiat e i riduttori in cascata si potevano ruotare per alzare o abbassare il trattore. La presa di forza adottò il regime unificato di 540 giri e per motore fu scelto per “Ldv 15” un monocilindrico Slanzi raffreddato ad aria da 15 cavalli e per “Ldv 20” un bicilindrico sempre Slanzi e sempre raffreddato ad aria da 20 cavalli. Tra il 1961 e il 1962 Lesa presentò poi la versione compatta da frutteto di “Lvd 15 denominandole “Ldv 14” e caratterizzato da una potenza ridotta a 12 cavalli. Sotto la spinta della concorrenza Lesa dovette poi rinnovare la meccanica dei modelli più potenti e lo fece progettando nel 1961 un carro completamente nuovo.

Prevedeva sempre 8 marce avanti e due retro, ma era dotato di riduttori in cascata girevoli, blocco del differenziale, doppia frizione e sollevatore idraulico con sforzo controllato. Il motore Slanzi a tre cilindri fu tarato a 39 cavalli e il trattore prese il nome di “Ldv 42”. Lanciato nel 1962 diede poi vita a “Ldv 55”, trattore da circa 51 calli di potenza e 18 quintali di pesso mosso da un quattro cilindri Slanzi da tre litri e cento centimetri cubi.

Affondata dalla burocrazia

Fu il trattore più grande e potente della Casa che nonostante la qualità delle sue macchine solo due anni dopo ilo lancio di “Ldv 55” si vide costretta a gettare la spugna e cedette l’ attività alla ditta Corghi di Correggio. Le vendite del periodo si effettuavano infatti per un buon 80 per cento ricorrendo al “Fondo di rotazione” del Governo che prevedeva un finanziamento del 75 per cento del valore del trattore. Ciò, però, in tempi lunghi, troppo per le aziende che come Lesa, non avevano le “spalle larghe” come Fiat o Landini. Corghi trasferì la produzione in Toscana e costruì un limitato numero di trattori Lesa chiamati “Cd” e personalizzati con una diversa coloritura. Nel 1965 Lesa si sciolse definitivamente e i due fondatori si dedicarono ad altre attività. Leoni si occupò di attrezzature per gommisti e Salsapariglia, assieme ad altri soci, creò la Sabart dedita alla produzione di motoseghe.

Il sogno di una vita.

Nello Salsapariglia, classe 1926, fu l’unico Costruttore di trattori italiano e uno dei pochi al Mondo ad avere aperto un museo per esporre i mezzi da lui realizzati. Persona splendida e imprenditore di successo in diversi campi, aveva sempre desiderato riunire in un unico ambiente le sue collezione private, iniziate con una bicicletta a motore Evans, barattata nel 1941 con una faraona per recarsi al lavoro più velocemente. Sin da allora cominciò a collezionare un po’ di tutto, trattori, biciclette, motociclette, radio, grammofoni, motori fissi e tanto altro. Il suo sogno si realizzò il 6 aprile del 2008, quando potè inaugurare il suo museo a Bagnolo in Piano, vicino a Reggio Emilia.

Si tratta di un edificio diviso per aree tematiche che vede al piano terra la parte dedicata all’agricoltura e i trattori Lesa da lui stesso prodotti oltre a un vasto repertorio di motori fissi industriali e agricoli. Il piano superiore ospita le biciclette a motore e motociclette, presenti in ben 150 esemplari prodotti dal 1898 al 1970, tutti perfettamente restaurati. La moto più rappresentativa è una Laurin & Clement del 1900, ma non mancano una Garanzini del 1925, una Martinsyde 500 sport, di cui esistono solo 19 esemplari e il prototipo dello scooter Fiat che nel 1938 fu progettato da Vittorio Colosso su richiesta del conte Giancarlo di Camerana allora vicepresidente della Casa torinese. Una sezione del museo è poi dedicata ai fonografi Edison, ai grammofoni, ai giradischi e alle prime radio. Il museo si può visitare in mezza giornata e o, in maniera virtuale, leggendo il libro autobiografico di Nello Salsapariglia “Il sogno di una vita”, edito da Claudio Grenzi.

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Titolo: Forti come i Titani: gli storici trattori Lesa modello “Titano C”

Autore: Massimo Misley

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